I biodigestori che avremo a Ravenna

Sono 26 le centrali a biomasse per le quali è stato chiesto il parere alla Provincia di Ravenna fino a metà gennaio. Dodoci di queste saranno alimentate con biogas (fermentazione batterica); cinque con biomasse solide (legno, cippato); nove con biomasse liquide (spremitura). Per 19 di queste l’iter dei permessi è concluso, mentre per sette è tutt’ora pendente. Da questo elenco sfuggono quelle già autorizzate, fra le quali quella mega di Russi che, con i suoi 30 megawatt, sarà una delle maggiori d’Italia

La discreta mole di finanziamenti a fondo perduto, che a quanto pare si protrarrà ancora per anni, pare renda molto appetibile l’investimento. E’ quindi logico prevedere che in Provincia possano essere costruiti un numero notevolmente maggiori di impianti rispetto a quelli fino ad ora autorizzati o in pendenza di autorizzazione.

Occorre dire che molti di questi impianti sorgeranno all’interno di aziende già operanti – ad esempio le distillerie – e che quindi i cittadini con ogni probabilità non si accorgeranno di nulla. Diversamente da quanto potrà accadere per gli impianti che sorgeranno nelle campagna.

Ieri citavo alcuni numeri che rendono l’idea del movimento che si creerà attorno ad ognuno di questi impianti e di quali potranno essere alcuni effetti collaterali, seppure con entità e modalità molto diverse fra di loro. In aggiunta, si pone un problema di natura etica. Mi chiedo come risolverà il problema con la sua coscienza un contadino che produca mais per farlo marcire, quando un terzo dell’umanità muore di fame.

A ben vedere penso sia giunto il momento di porsi interrogativi e di chiedere risposte. Grosso modo le domande sono le seguenti.

E’ opportuno o meno che si pongano limiti al contributo di questa provincia al tema della produzione di energia, visto che già ne viene prodotta molto di più di quanto se ne consumi? Non è il caso che, oltre ad un certo limite di sfruttamento di biomasse, si chieda di privilegiare le fonti derivate da energia rinnovabile? Non è il caso di produrre una mappatura sulle matrici alimentari (grano, miele, frutta, ecc.) per verificare i contenuti di inquinanti atmosferici attuali, creando così la base per futuri confronti dopo l’entrata in funzione delle varie centrali? Non è il caso che ogni comune in cui sorga qualunque tipo di impianto alimentato a biomasse, ponga il tema della compensazione verso i cittadini, dopo essersi battuto per il minore impatto ambientale possibile?

Credo ce ne sia abbastanza per sostenere l’utilità di una conferenza provinciale sul tema energetico.