Consumi in calo, e se fosse che …

Siamo sicuri che il calo di consumi registrato per Natale, sia solo un fatto negativo? Si dice che abbiamo paura, che siamo sfiduciati. Che sono mancati i messaggi rassicuranti. Quasi a rimpiangere Berlusconi che da venti anni, e fino a due mesi fa, ci ha detto che tutto andava bene. Ora dice che andiamo in recessione, dimenticando che ciò che stiamo subendo è il frutto della sua politica e della politica dei suoi amici europei; troppo spesso dimentichiamo che l’Europa è governata dalla destra.

Ma torniamo ai consumi. E se il calo fosse anche il frutto di una sana riflessione dei cittadini? Sanno dell’enorme debito dell’Italia, sanno che per rientrare dovranno fare sacrifici e allora, saggiamente, decidono di spendere con maggiore oculatezza. Come dargli torto?

E poi per che cosa dovremo spendere? Per rilanciare il vecchio modello di consumi e di sviluppo? Non credo. Soprattutto noi della sinistra, abbiamo detto che serve un nuovo modello di sviluppo e di conseguenza una nuova gerarchia dei consumi. Abbiamo parlato di sviluppo sostenibile, di economia verde, di tutela ambientale, di messa in sicurezza del territorio, di ricerca e di formazione. Queste sono le scelte economiche che i prof debbono mettere in campo, attorno alle quali sviluppare i nuovi consumi.

Ma ancora. Siamo poi così sicuri che la felicità delle persone sia direttamente proporzionale a quanto esse spendono negli acquisti? Nei regali, nei viaggi caraibici, nel rinnovare elettrodomestici e guardaroba per il prevalente gusto di stare al passo con la moda?

Siamo sicuri che la famiglia presso la quale ho pranzato a Natale con tutti prodotti ammanniti in casa e con buona parte di questi a chilometro zero, sia stata meno felice di quella che ha pranzato al ristorante?

Io penso che la giusta analisi sull’attuale calo dei consumi debba tenere conto anche di questi punti di vista. Altrimenti sarà il solito esercizio di qualunquismo, a cui da troppo tempo siamo abituati.