Politica

Chi pagherà il debito

Mi sono avvicinato e appassionato alla politica molto presto. Avevo appena 13 anni quando mi sono iscritto ai Pionieri, i giovanissimi del P.C.I.. A quei tempi il primo desiderio di noi ragazzi era quello di leggere. Cercavamo nelle letture le chiavi per capire la realtà del momento e i fari in grado di illuminarci lungo la strada del progresso e del riscatto delle classi sociali meno abbienti, di cui facevo parte. Ricordo Don Milani, Gramsci, Debray per citare qualche amico d’infanzia. Allora la passione della politica era intimamente connessa alla lettura e allo studio. Poi alla discussione e al confronto con le persone più mature.

Spesso di questi tempi mi chiedo se i nostri politici leggono e cosa leggono. Mi chiedo cosa leggerà Berlusconi. Leggere comporta la disponibilità ad apprendere, ma cosa c’è che lui già non sappia? E cosa leggono Bossi e Calderoli? Gasparri e Verdini? Da come solitamente interloquiscono nel Parlamento e con i cittadini non è poi che si capisca tanto. E quali sono i pensatori che orientano i propositi di Di Pietro, ma anche di Bersani, D’Alema, Penati.

A ben guardare, in giro persone intelligenti ce ne sono. Studisosi, ricercatori, pensatori si esprimono nei giornali, scrivono libri, fanno conferenze e dibattiti. Ma quanto queste persone sono lette, capite e ascoltate dal nostro personale politico? Compreso quello che opera nel sociale, perchè sempre di politica si tratta. Non so. Un esempio per tutti.

In questi giorni tiene banco la discussione sul debito di alcuni storici paesi del capitalismo, fra cui l’Italia. Abbiamo letto i punti del Governo e quelli delle forze sociali. La ricetta del governo è quella classica per un governo di destra: tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni, colpire le pensioni e i diritti dei lavoratori. Ma quello che più stupisce è che le proposte delle parti sociali, di cui fanno parte anche i sindacati dei lavoratori, differiscono assai poco da quelle del governo. Mi chiedo: ma nel sociale ci sarà pure un pò di sinistra. Allora mi domando chi orienta queste persone? Come si formano le idee? Quali libri studiano? Solo avessero letto quanto da tempo afferma Luciano Gallino (da ultimo, venerdì su Repubblica) forse avrebbero almeno posto i temi della redistribuzione del reddito dall’alto verso il basso (10 punti di PIL emigrati negli ultimi venti anni dai salari alle rendite e profitti) e quello, fondamentale per lo sviluppo competitivo, delle risorse da destinare alla ricerca.

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