Politica

Elezioni, il voto locale

Elezioni

(di Rino Gennari) A conclusione della mia nota sul risultato elettorale nazionale del 24 e 25 febbraio, mi sono riservato di analizzare il voto locale, tenendo conto del contesto nazionale. Oggi (29 marzo – ndr) sono qui, pronto a procedere, ma sono incerto sull’opportunità di partire, di fronte alle preoccupazioni concernenti la possibilità di costituire un governo stabile capace di affrontare i gravi problemi del paese, a cominciare dalla crescente disoccupazione, specie giovanile, dalla recessione economica che distrugge molte imprese, dal netto calo del potere d’acquisto, in particolare dei lavoratori e dei pensionati.

Mi rendo conto che l’analisi del voto locale è meno interessante rispetto a tutte le occasioni precedenti. Decido comunque di fare il mio dovere. Vedremo se ci saranno elementi di un qualche interesse. Il confronto è tra il 2013 e il 2008, prendendo i dati della Camera e solo per il PD, SEL, Lista Monti, PdL, Lega, Movimento 5 stelle.

Dati nazionali (guadagni e perdite %).
Il PD perde quasi l’8%, oltre un quarto del suo elettorato. SEL è sostanzialmente stabile, però rispetto a un dato del 2008 per il quale avevano concorso anche altre formazioni politiche. Per la coalizione di Monti il confronto con il 2008 sarebbe molto complicato e il suo risultato poco attendibile; basta dire che questa coalizione ha ottenuto un risultato nettamente al di sotto delle aspettative. Il PdL perde circa il 16%, quasi la metà del suo elettorato e la Lega oltre la metà. Il M5S ottiene il 25,55% e diventa il secondo partito ed è noto che non era presente nel 2008.

Nella regione Emilia-Romagna.
Rispetto ai dati nazionali. Il PD perde un punto in più. SEL perde qualche decimale. La coalizione di Monti ottiene alcuni punti in meno. Il PdL perde circa il 12%. La Lega perde oltre il 5%, quasi due terzi dei suoi elettori. Il M5S ottiene circa un punto in meno.

Nella provincia di Ravenna.
Il PD perde circa il 9%, qualche decimale peggio rispetto al regionale. Anche SEL perde qualche decimale rispetto al dato regionale. I risultati della coalizione di Monti e del PdL sono in linea con il regionale. La Lega perde il 3,8%, meno rispetto al nazionale e soprattutto al regionale.
Sembra che i candidati del centro sinistra non abbiano portato un significativo valore aggiunto.

Nei comuni della nostra provincia.
Prendiamo solo alcuni dati significativi, trascurando i comuni più piccoli e lasciando perdere gli scostamenti lievi.
La coalizione di centro sinistra perde di più rispetto alla media provinciale (massimo circa un punto e mezzo) a Bagnacavallo, Conselice, Fusignano e Massalombarda. Va rilevato che solo ad Alfonsine la coalizione di centro sinistra, con una perdita media lievemente superiore a quella provinciale, supera nettamente la metà dei voti validi, col 56,68%, mentre a Conselice, Massa e Fusignano, il 50% lo supera di pochi decimali. Per Alfonsine: le maggiori perdite si riscontrano nelle zone di campagna.
La coalizione di centro destra dimezza la propria percentuale a Castelbolognese e a Faenza, mentre a Cervia, Cotignola, Lugo, Ravenna e Russi la sua percentuale è quasi dimezzata.
La coalizione di Monti consegue il suo risultato più basso ad Alfonsine e Conselice (tra il 5 e il 6%) e quello più alto a Faenza, Lugo e Castelbolognese (rispettivamente il 12,39%, il 10,69% e il 10,42%).
Per il M5S il risultato più basso è il 17,57% di Alfonsine e quello più alto il 25,65% di Cervia.

A questo punto i lettori, magari consultando anche i dati completi ufficiali, si formeranno una loro opinione, se non l’hanno già fatto compiutamente.
Io mi limito a porre un interrogativo sui motivi del maggior calo rispetto al nazionale della coalizione di centro sinistra in Emilia-Romagna e nella nostra provincia, e a cercare di accennare a sintetiche risposte. L’interrogativo: perché dove il centro sinistra governa a livello locale (regione, provincia e comuni) ha perso di più rispetto al nazionale? E si può aggiungere: perché non di meno?

Ecco alcune mie risposte, forse troppo semplici, o anche semplicistiche.
1 – La natura assottiglia le generazioni della stagione delle lotte dure, ma esaltanti e proficue, le quali a suo tempo hanno consentito di costruire una democrazia capace di “figliare” grandi avanzamenti in campo istituzionale, economico-sociale, dei diritti, delle condizioni di vita, così qualificando anche se stessa. Subentrano gradualmente generazioni che vivono una fase decadente della democrazia, la quale in questa discesa si sta mangiando i bei figli che ha generato nel passato. Una democrazia incapace di rilanciare, nel nuovo contesto segnato nel bene e nel male dalla globalizzazione, l’impegno per il mantenimento delle promesse della nostra Costituzione su grandi questioni come il lavoro, la formazione e la ricerca, i diritti sociali e civili, lo stato sociale, l’eguaglianza, i beni comuni, l’ambiente, la partecipazione. Una democrazia gestita da una classe dirigente ormai screditata (pur non essendo tutta eguale) e in parte animata da pulsioni plebiscitarie, dirigistiche, avverse all’equilibrio dei poteri. Queste nuove generazioni sono portatrici di grandi e giuste domande, alle quali anche la sinistra sembra poco preparata a rispondere. Mi fermo qui su questo aspetto. Aggiungo solo che in questa situazione, quando si presenta una forza politica (il M5S) la quale, a torto o a ragione, appare ai giovani più attraente e più capace di scuotere un assetto inaccettabile, essi vanno in quella direzione. Il centro sinistra ha mancato l’appuntamento con i giovani.
2 – Dove il centro sinistra governa da decenni, e credo lo faccia molto meglio rispetto ad altri, a causa di politiche a volte succubi del pensiero e della pratica neoliberista, specie a proposito dei problemi ambientali, incontra l’ostilità di parte dell’elettorato di sinistra, specie giovanile. A ciò si deve aggiungere che certi comportamenti inducono parte dell’elettorato a iscrivere anche il personale politico ed istituzionale del centro sinistra nella tanto criticata “casta”. Poi, si registrano seri limiti nei processi di partecipazione.

3 – Ci sono stati dirigenti del centro sinistra i quali, dando per scontata la vittoria, hanno assunto, in certe fasi delicate, come primo pensiero le loro aspettative personali, per soddisfare le quali si sono maggiormente impegnati. L’impegno per la vittoria, mai scontata, doveva essere al primo posto, davanti alle pur legittime attese personali.

 

 

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