La solidarietà doveva aiutare quella famiglia

SolidL’episodio del triplice suicidio di Civitanova Marche desta molto scalpore e deve fare riflettere. Ma noto che i commentatori invece che riflettere, preferiscono abbandonarsi allo sport nazionale di incolpare lo Stato, il Governo, i politici. In questo modo non affrontano il tema centrale delle situazioni di quel tipo: quello della solidarietà. Ossia del solo sentimento che può dare alle persone così coinvolte la forza di resistere.

Leggo che il presidente del Consiglio comunale di Civitanova ha invitato più volte quelle persone a rivolgersi ai Servizi Sociali. Quel signore ha clamorosamente sbagliato: doveva dire ai suoi Servizi Sociali di andare a trovare quelle persone, di ascoltarle e di aiutarle. Altro che aspettare in ufficio “il disagio” che arriva. I Servizi Sociali e tanto più i loro amministratori non possono non sapere che chi non è solito ricorrere ai Servizi, spesso prova vergogna a varcare quella porta (davanti alla quale forse deve restare per ore o chiedere l’appuntamento). Per loro equivale all’ammissione di un fallimento o di una colpa. Anche quando non è vero. E questo bisogna capirlo.

Quell’amministratore, a conoscenza della situazione, non solo doveva inviare i servizi sociali in quella famiglia, ma doveva riunire le famiglie del condominio e socializzare il problema. Discutere e capire se le famiglie, e quindi la solidarietà, del condominio avesse potuto alleviare quel disagio. E se non bastava il condomino, avrebbe dovuto coinvolgere gli abitanti della strada, e se non bastava, del quartiere. Insomma, avrebbe dovuto fare appello alla solidarietà delle persone che, mi permetto di ritenere, non sarebbe sicuramente mancata nelle civilissime Marche.

Altro che inveire contro la Boldrini, pensando che dall’oggi al domani lo stato possa fare fronte allo sfacelo prodotto dai governanti dissennati che abbiamo avuto negli ultimi venti anni.