Politica

Unità e radicalismo

Sessant’anni di militanza politica – la prima tessera fu a 13 anni – mi stimolano a dire la mia, anche se non ho alcun titolo corrente da fare valere. Sento il dovere di continuare a battermi col pensiero e con il portato della mia esperienza di vita. Lo faccio per Margot.

Di chi è la colpa? La caduta di Draghi, come tutti hanno potuto vedere e numeri alla mano è stata voluta e causata principalmente da Salvini, Berlusconi e naturalmente della Meloni. Hanno sentito l’odore del sangue di una vittoria elettorale, quindi del potere, e non hanno guardato in faccia a nulla e a nessuno. Poi un capro espiatorio ci voleva ed è stato facile trovarlo in Conte a seguito di suoi gravi errori e di un Movimento impazzito.

Le alleanze. Il sistema elettorale in vigore prevede che il 37% dei componenti del nuovo Parlamento siano eletti col sistema maggioritario. Vuole dire che si aggiudica il seggio il candidato della lista o partito che ha ottenuto un voto in più degli altri. Il Centro destra unito, compreso l’estrema destra fascista (vedrete), è accreditato del 45-47 per cento dei voti. Questo vuol dire che lo schieramento avverso, per competere deve ottenere più o meno le stesse percentuali. Mi chiedo come si faccia a pensare di escludere forze rappresentative, se non sulla base di scogli programmatici di fondo in relazione al futuro. Non c’è ombra di dubbio che per raggiungere la forza elettorale della destra sia necessaria una vasta coalizione e quindi, ripeto, compatibilmente con i programmi, la partecipazione del M5Stelle che, nella peggiore delle ipotesi e dopo le tante fuori uscite è accreditato del 10-12%. Quel M5Stelle che ha governato l’Italia per quasi una legislatura, con tanti problemi, ma anche con qualche punta di merito (a mio parere) e che governa, assieme al Pd regioni, capoluoghi di regione e di provincia e tanti comuni, fino a Faenza. 

L’agenda Draghi. La prima cosa che dovrebbe fare il Pd – asse della coalizione progressista – sarebbe fornire indicazioni circa le grandi linee di un programma radicale e riformatore. Vogliamo stare dalla parte della subalternità, del lavoro, della giustizia sociale, dell’equità, dei diritti universali, dell’ambiente e recuperare quell’elettorato che non ci vota più o vota la destra? Allora ha poco senso proporre l’agenda Draghi, come qualcuno fa, come fosse un dogma. Draghi, a cui vanno riconosciuti dei meriti dovuti alla sua autorevolezza internazionale, è stato a capo di un governo di unita nazionale, con un programma di scopo, e che per altro doveva andare bene a tutti, quindi per sua natura evanescente, se non contradditorio. Come può essere assunto da un Centro sinistra che vorrebbe un programma radicalmente orientato?

 

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