AmbienteVerde pubblico e privato

La deforestazione avanza ovunque

Alcuni giorni fa, assieme ad amici, ci siamo addentrati per poche decine di chilometri in territorio austriaco, lungo la Statale che da Dobbiaco va a Lienz. Per pranzare ci siamo recati in un paese a circa 1500 metri di altezza da cui si domina con lo sguardo un ampio tratto della valle da cui siamo entrati in Austria e parte di quella che va verso est (Friuli).

Debbo dire che lo stupore è stato grande nel constatare come l’enorme patrimonio boschivo di quella regione sia stato nel corso degli ultimi anni pesantemente colpito. Quella che era una immensa, folta e compatta foresta, principalmente di abeti, oggi si mostra fortemente spelacchiata, causa certamente agli agenti atmosferici – qui la tempesta Vaia ha colpito forte – ma sicuramente anche all’intervento dell’uomo. Ad occhio si può stimare come la superficie boschiva da queste parti, in pochi anni sia stata ridotta non meno del trenta per cento.

Quali ne siano state le ragioni, il danno all’ambiente è stato enorme, particolarmente sul versante del ciclo del carbonio e quindi del surriscaldamento del pianeta. Mentre il mondo scientifico lancia allarmi accorati e ci dice che siamo vicini al punto di non ritorno, in molte parti del mondo, come se nulla fosse, si continua col la deforestazione. 

L’impressione che ho avuto guardando quei luoghi, percorrendo quei boschi, traendo ricordi dalle mie letture, è che quel risultato derivi da una concatenazione di eventi e sia quindi ancora più difficile da affrontare. La cosa che appare certa è che questioni proprie della natura come possono essere state la tempesta Vaia o un parassita che dove attacca pare distrugga grandi estensioni boschive – un poco come la xylella per gli ulivi – si accompagnino a scelte precise dell’uomo. Il quale alla ricerca – certamente da queste parti – non della sopravvivenza ma del profitto decide di profanare la natura pur al costo di renderla fragile e pericolosa.

Probabilmente qui e forse in tanti altri luoghi della catena alpina, le popolazioni hanno deciso, con la complicità dei governanti, che più che con il bosco si possono fare soldi col legno e con i pascoli. Ecco allora che, come si vede chiaramente da queste parti, sono entrati con i loro pesanti mezzi meccanici nei boschi secolari, hanno costruito strade, sconvolto il corso delle acque, interrotta la fitta rete di sentieri percorsa dagli uomini e dagli animali e hanno abbattuto migliaia, forse milioni di alberi ad alto fusto.

Il risultato è quello che si può vedere dalle poche foto che ho scattato. Un bosco ora non più compatto, ma sempre più a pelle di leopardo che con ogni probabilità sarà in parte recuperato come prato-pascolo e in parte invece resterà landa desolata chissà per quanto tempo. 

Alcune foto.

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