Ambiente

Allegramente verso il baratro

Nella vulgata quotidiana quando si cerca il fresco si dice: vado in montagna. Siamo nel centro delle dolomiti bellunesi, a breve distanza dalla conca ampezzana, ma debbo dire che quel detto non vale più. L’aria che si respira è quella della valle padana, il venticello che tira è quello riscaldato dai deserti africani, la temperatura supera i trenta gradi, da alcuni mesi non piove, quando in queste zone verso sera pioveva quasi ogni giorno.

A ben guardare il paesaggio è spettrale. Le poche persone che girano nelle ore calde, si muovono lentamente, in silenzio. Il loro incedere appare vagante, il loro aspetto stralunato. Cercano l’ombra che non c’è, almeno per quanto riguarda il paese e la sua periferia. Non c’è perchè negli ultimi anni, ce ne accorgiamo ora che facciamo occhio locale, sono stati abbattuti migliaia di alberi ad alto fusto. Per fare spazio alle abitazioni, perchè bisognava “prendere il sole”, per evitare pericoli lungo le strade, forse perchè sporcavano. Adesso le strade, i viottoli, i sentieri sono tristi, spogli di vegetazione arborea, con attorno erba secca. E non è più un bel camminare.

Il colore dominante da queste parti era un bel verde intenso, profumato e gioioso perchè solcato da rivoli d’acqua e cosparso di tanti fiori. Ora i prati sono secchi, il colore che domina è il marrone, non ci sono fiori e non c’è acqua. Anche gli alberi ad alto fusto soffrono. Mostrano un colore tenue. Ricevono sempre meno acqua dalle radici e niente acqua dalle foglie. Sono impolverati e con i rami sempre più cadenti. Nessun segno dei loro amici funghi.

Non so se la popolazione di questi luoghi si interroghi o cerchi solo di raccogliere quelli che potrebbero essere gli ultimi spiccioli dei turisti, dei non tanti turisti. Di certo i prezzi sono in forte aumento e oramai proibitivi per tante tasche. Non si percepiscono attenzione e cura adeguata per i visitatori e questo lascia presagire poco di buono.

Quello che appare anche da queste latitudini è che il dramma del surriscaldamento della terra non viene ascoltato. Questo è inverosimile e assurdo: pur di fronte ad una immane tragedia che ci colpirà tragicamente in un futuro prossimo, l’attenzione esclusiva si riversa ancora al dio denaro, da fare in fretta e quanto più possibile. Ma per farne cosa?

Tante persone hanno figli e nipoti giovani, ma ci pensiamo cosa lasciamo loro? Dopo averli ricoperti di debiti – oltre 40.000 euro sulla testa di ciascuno – stiamo togliendo loro anche l’aria per respirare. Dovrebbe rimorderci la coscienza e invece no. Tutti allegramente verso il baratro.

 

 

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2 commenti

  1. Hai descritto molto bene una triste realtà dei nostri tempi; triste realtà che è ancora ai primi passi, noi in qualche modo ce la caveremo e il vero dramma lo dovranno vivere i nostri nipoti e i loro figli purtroppo e le soluzioni sono ancora possibili ma chi deve incominciare a ridurre le immissioni nell’ambiente dei gas serra ?? Il mondo intero sta correndo in direzione contraria chi lo fermerà ? A me sembra che non bastano quattro giovani di buona volontà; la politica internazionale si mette il cuore in pace con mega convegni che trovano delle soluzioni che poi nessuno applica: Io non ho risposte per un problema che non vedo soluzioni.

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