La tragedia di San Vito di Cadore e la montagna fragile

San Vito (16)Non c’è alternativa. La prima cura è lasciarle il suo spazio. Di questo la montagna ha bisogno. Spazi che gli competono in ragione delle leggi della natura che ci dicono che le alture gradualmente franeranno e si abbasseranno. Sono gli agenti atmosferici e l’opera dell’uomo che ne determineranno il ritmo. Se gli agenti atmosferici verranno governati a favore della natura le montagne resisteranno maggiormente, così come se l’uomo lascerà alla montagna i suoi spazi, senza stravolgerli alla ricerca di un profitto tanto ingiusto, quanto effimero.

Staziono per qualche giorno a San Vito di Cadore. Siamo alle porte di Cortina d’Ampezzo. Come ricorderete, il paese il 4 agosto scorso è stato interessato da una frana che ha ucciso tre persone e creato molti danni. E’ accaduto, se ho ben capito, che un violentissimo ed esteso temporale abbia toccato l’Antelao  verso San Vito e smosso una grande quantità di ghiaia che ha investito un lago che si era spontaneamente formato lo scorso inverno per effetto di una frana alla quale forse non si era dato peso, e che questa sia precipitata furiosamente lungo il suo corso naturale verso il torrente a valle.

Direi che in se l’evento è abbastanza normale. I problemi sono sorti perché la quantità di ghiaia e acqua precipitata a valle lungo il suo corso naturale ha incontrato i piloni di una funivia, il parcheggio della stazione della funivia stessa ricavato a fianco del rio, una casa nel paese costruita a cavallo delle due sponde del rio stesso.

Il risultato è stato che la funivia è stata irrimediabilmente danneggiata, alcune auto con persone a bordo presenti nel parcheggio sono state spazzate via causando tre morti, la casa è stata sfondata. E poteva andare molto peggio.

Da tutto ciò si ricava che la responsabilità dei danni verso le cose e le persone forse non è da imputarsi principalmente alla straordinarietà di un evento atmosferico, bensì forse anche a quegli uomini che non hanno saputo amministrare con saggezza e lungimiranza il proprio territorio. Forse perché hanno fatto prevalere la bramosia del denaro al rispetto che si deve alle leggi della natura.

Ogni giorno le cronache locali parlano di questo evento. Leggo, ascolto e il messaggio esclusivo che ricevo è che bisogna fare presto a riparare i danni perché il circo del turismo – particolarmente invernale – deve continuare. Non un cenno alle reali cause della tragedia, né una seppur velata autocritica. Ci si aspetterebbe un ragionamento sull’ambiente e sul modo migliore per conservare e governare il territorio. Invece nulla. Forse se ne parla in chiesa, ma io non frequento. Forse sbaglio, visto i tempi.