La vera sfida politica sarà fra Renzi e Civati

Biancini 071Con questa nota vorrei aprire fra i lettori un piccolo dibattito sul tema del futuro congresso del Pd. Se avete voglia di dedicare qualche minuto all’argomento, potete intervenire nell’area dei commenti (provvederò successivamente a trasformare i testi, perfettamente integri, in articoli), oppure potete indirizzare il vostro scritto a: domenicosportelli@gmail.com

Gianni Cuperlo è senz’altro un dirigente di valore con una bella storia politica alle spalle, si presenta come un raffinato intellettuale, ma non credo abbia le caratteristiche per contrastare Renzi.

Da mesi sento dire da parte di alcuni che seguono con assiduità Giuseppe Civati, che in giro sta crescendo l’idea  che Pippo possa essere il valido e vero competitore di Matteo in quella che potrebbe essere anche una bella battaglia politica. D’altra parte l’indubbio interesse che ha riscosso il suo giro di incontri con il popolo del Pd alle sue feste, ne sono una favorevole testimonianza.

Civati e Renzi sono due fra le migliori risorse del Pd. Entrambi prospettano un radicale cambiamento della forma-partito e, sul piano della missione strategica, per quello che si sa, sono fortemente innovatori e convincenti rispetto il grande obbiettivo di fare uscire il Pd dalle secche della contrapposizione fra gli ex comunisti e gli ex democristiani. E prospettare, finalmente, una nuova, grande e coesa forza politica del cambiamento.

Non è un caso che la loro avventura sia partita fra di loro in comune. Ricordiamo Leopolda. Li univa un grande spirito innovatore. Poi le loro strade si sono divise sulla base di una opzione molto semplice e ben comprensibile a tutti: destra e sinistra, seppure dentro la comune cornice rappresentata dal Partito Democratico.

Con le scelte di Renzi di inchinarsi a Berlusconi – abile manovra volta a compiacere parte del suo elettorato -, di stare con Marchionne e di prospettare un partito leaderistico, al servizio temporaneo dell’uomo solo al comando, coadiuvato nel suo fare da un piccolo gruppo di esperti, si è ben potuto annusare il profumo della destra.

Le idee di Civati di un partito, partecipato, al servizio dei cittadini, autonomo dal potere, diretto da uomini liberi; di un partito che vuole unirsi a Sel, che guarda ai movimenti per i beni comuni, ai grillini progressisti e che vuole riconquistare i milioni di voti persi a sinistra; di un partito che deve chiudere in fretta l’attuale illogica e sbagliata alleanza, puntando alla riforma elettorale e al voto in primavera – invece – si può dire che odorino di sinistra.

Non si può dire che quelle descritte non siano opzioni chiare. Le differenze strategiche sono ben comprensibili, e questo tende a facilitare il dibattito e la scelta. Se, tutti assieme, faremo in modo che la discussione congressuale sia serena e non costruita ad arte, dal peso innaturale delle tifoserie in campo, come troppe volte abbiamo visto, potremo avere un adeguato dibattito e conseguenti scelte ben radicate.

Un pensiero all’area più tradizionale della sinistra del partito, quella da cui provengo. Se i loro leader non capiscono che questo non è il momento del belletto e della continuità, ma che serve una buona dose di radicalità e di innovazione strategica; se non capiscono che il loro modello, dopo avere messo da parte Veltroni, e non per questo essere riusciti ad evitare la perdita di milioni di voti e in qualche caso della faccia, è un modello perdente, rischiano veramente di consegnare tutto il partito nelle mani di Renzi e alla sua forza di simpatico conversatore, ma anche di portarci nella palude del neo-centrismo.