Primarie, perplessità, candidati

Nel Pd, senza averlo dichiarato, sono di fatto in atto le primarie. Una vera e propria campagna elettorale senza esclusione di colpi, per decidere chi sarà il candidato alla presidenza del Consiglio, se il Centro sinistra vincerà le prossime elezioni. Questa volta non riesco ad appassionarmi a questa tenzone e, per quel niente che conta, penso che, a meno di fatti nuovi, non salirò su questo treno. Per le seguenti ragioni.

Intanto non si sa quale sia il prossimo sistema elettorale; se sarà proporzionale, come molto probabile, sarà il successivo accordo fra i partiti ad indicare il presidente del Consiglio al presidente della Repubblica. In barba alle primarie. In secondo luogo non si conoscono le regole di queste elezioni … che vorrebbero essere di coalizione. Nonostante ciò due esponenti del Pd se le stanno dando di santa ragione e in modo da apparire per aspetti non di secondo conto, come i rappresentanti di due partiti diversi. E questo francamente lascia molto perplessi.

Rilevo che, in barba alle tanto “negate” correnti, per favorire una di queste si è fatto strame (o si farà strame) dello statuto votato dal Congresso. In particolare della norma che dice che il segretario, già eletto da elezioni primarie fra gli iscritti, è anche il candidato a presiedere il governo. Vi pare poco? E naturalmente, l’avere aperto questa porta, ha significato che in tanti si sono offerti di partecipare, se non altro per pesarsi e forse pretendere successivamente posti. Salvo poi lamentarsi se le primarie vere, di coalizione, le vincerà Niki Vendola.

Io penso che, se il sistema elettorale sarà maggioritario, ossia, come dice Bersani, la sera dello scrutinio si deve sapere chi ha vinto, egli debba discutere con gli alleati il futuro programma di governo. Trovato il compromesso, si fanno le primarie fra gli elettori con un candidato di ogni forza che compone la coalizione per individuare la persona più adatta a vincere le elezioni e a governare il paese. Naturalmente penso che a primarie così fatte il Pd debba andare col suo candidato naturale, ossia Bersani, già legittimato dal congresso vinto. E’ inaccettabile che si facciano primarie su programmi politici diversi, tanto peggio fra esponenti dello stesso partito. Questa è solo confusione, che farà parlare di vecchia politica e che rischia di alimentare il senso di sfiducia che investe anche i nostri elettori.

Il fatto è che questa tenzone interna al Pd, pone in secondo luogo le primarie, a mio avviso ancora più significative, che si debbono fare, per decidere i candidati ai due rami del Parlamento. E qui non vorrei che, come si suol dire, si ciurlasse nel manico. Per non farle, o per irreggimentarle in modo tale da renderle pleonastiche.

Per Ravenna, che si stima avrà due rappresentanti, si parla già di una donna di Ravenna e di un uomo di Faenza. Una bersaniana e un renziano. Se più vi piace un Ds e un Margherita, sempre alla faccia delle “negate” correnti. Con ogni probabilità si tratta di nomi fatti filtrare appositamente per saggiarne la consistenza. Nulla di male. Ma non ci si può fermare qui, altrimenti che primarie saranno? E’ opportuno che, senza tentennamenti, altre candidature vengano in campo, sia di donne che di uomini. E questo in fretta, se si vuole giocare una partita equa e democratica. E che faccia tesoro degli errori compiuti nelle non dimenticate primarie per la Provincia.