Visita a San Pietroburgo

Questa è l’ultima tappa del nostro viaggio, la più attesa. Per la ragione che entro per la prima volta nella nazione che per lungo tempo è stata per me un punto di riferimento ideale. Le aspettative sono scarse perchè ben presto ho capito che quel modello aveva fallito; purtroppo non senza conseguenze per l’umanità intera, come oggi possiamo ben vedere dai risultati prodotti da un capitalismo oramai lanciato a briglia sciolte, senza modelli con cui confrontarsi e quindi senza vincoli e barriere.

La frontiera fra l’Estonia e la Russia viene considerata “difficile”. E difatti lo constatiamo. Ci occorrono quattro ore, tre delle quali passate in attesa sul ponte del fiume di confine, aspettando l’esito della disputa fra i doganieri e un pulman tedesco. Entrando in territorio russo, notiamo alcuni chilometri di camion fermi, in attesa di passare la frontiera. Difficile capire la ragione del perchè i russi ostacolano le loro merci in uscita.

Il paesaggio fino a Pietroburgo è abbastanza desolante. Territorio piatto, campagna poco o per nulla coltivata, tante piccole costruzioni (le dacie), ricoperte di amianto, povere e spesso fatiscenti.

Finalmente poso i piedi in Russia e sono abbastanza curioso. Cerco di capire il più possibile, ma non è semplice, dovendo pendere dalle labbra di una guida, davvero brava, ma che tendeva ad oscurare la storia del periodo sovietico. Preferendo, a mio personale giudizio, il collegamento fra il periodo zarista e Putin. Io non difendo l’esperienza sovietica, ma considero sacrosanta la Rivoluzione d’Ottobre, scoppiata per liberare popoli che da secoli vivevano nell’indigenza e nella arretratezza più assoluta. Sfruttati ogni oltre modo da una borghesia rapace e dispotica. Oscurare la storia di quel tentativo di riscossa mi sembra sbagliato.

Quello storico movimento per milioni di persone rappresentò la speranza di un riscatto dall’oblio e dalla miseria in cui furono costrette per secoli. A questo io porto rispetto. Il che non vuol dire giustificare la storia che ha seguito la Rivoluzione d’Ottobre e le sue aberrazioni che hanno giustificato la sconfitta del comunismo.

San Pietroburgo viene fondata nel 700′ per volontà dello zar Pietro il Grande, per farne la capitale della Russia. Capitale poi spostata a Mosca nel 1918, al tempo della rivoluzione bolscevica. In poco più di due secoli sorge una città molto grande. Costruzioni sontuose, un enorme dispendio di ricchezza raccolta nelle mani delle ricche famiglie dinastiche della Russia e del nord europa. Centinaia di migliaia di servi della gleba e, dopo la sua sparizione nel 1861, di operai, furono sfruttati con ferocia nell’opera di costruzione; per decine di migliaia di loro al prezzo della vita.

Ancora in questo viaggio, organizzato da agenzia, così come in altri a cui ho partecipato, è accaduto che le guide abbiano preferito illustrare, quando non decantato, la storia delle classi ricche e dominanti e mai quella dei popoli da loro sfruttati, che pure hanno contribuito ad edificare quelle nazioni. Ogni volta l’ho fatto presente, ricevendo sempre risposte sarcastiche.

I segni della smodata ricchezza dei signori di allora sono tutt’ora presenti nei palazzi e nei castelli di San Pietroburgo e d’intorni, riconsegnati in buona parte, dopo la caduta del comunismo, ai proprietari di un tempo, o in parte offerti ai nuovi oligarchi della nazione. Molti altri oggi fungono da sedi di rappresentanza e tanti alimentano il turismo internazionale.

In pochi giorni abbiamo appena visitato i santuari del turismo, rimanendo colpiti dallo sfarzo, dalla grandiosità e dalla bellezza dei siti. Il centro storico della città, che conta più di 4 milioni e mezzo di abitanti, si presenta come un grande mercato. Le strade sono animate, si coglie la voglia di intraprendere di tanti cittadini, sopratutto giovani. La guida ci ha detto che oggi in Russia gli stipendi medi sono equivalenti a 500 euro. Mentre i prezzi al consumo sono di poco inferiori ai nostri.

Ho chiesto conto di questa contraddizione, circa la quale la guida ha così argomentato. In Russia gli stipendi sono bassi, così come le protezioni sociali, alcune delle quali, a differenza delle nazioni baltiche, restano però uguali per tutti. Ossia, a tutti è garantito un minimo di assistenza sanitaria, di istruzione, di pensione. Per andare oltre quei livelli minimi vigono le regole del libero mercato e la possibilità di intraprendere per integrare il reddito. Ad esempio, gli insegnanti e i medici che operano nella scuola e nella sanità pubblica, guadagnano 7-800 euro al mese, ma poi sono liberi di lavorare nel circuito della scuola e della sanità privata. Morale della favola: gli stipendi sono bassi, ma per integrare ognuno può arrangiarsi come crede, senza vincoli e regole. Per cui, chi ha soldi può fare studiare i propri figli e può farsi curare adeguatamente. Chi non ne ha, resta ignorante e muore anzitempo.

La guida ci ha poi detto cose le quali lasciano supporre che alla base del sistema economico russo, ci sia tanta corruzione. Ci ha detto che questa è un retaggio storico della Russia, quindi, oramai, un dato di fatto consolidato. Il livello di ogni servizio e prestazione è determinato dal denaro che il cittadino offre, dalla mancia che elargisce. Ma non solo, la corruzione pare sia una pratica largamente in uso per evadere le leggi, a partire dalla pubblica amministrazione. Esempio: vai al collaudo della vecchia auto, paghi e ricevi il nulla osta per potere continuare a viaggiare anche se la tua auto inquina oltre ai limite di legge. Probabilmente questa è una delle ragioni del grande inquinamento della città di San Pietroburgo, causato in parte considerevole certamente da un parco auto assai vecchio… e fumante.

La visita alla città, come dicevo, una città abbastanza caotica e assai inquinata, ci ha permesso di vedere le maggiori attrattive, lo sfarzo con cui si presentano, i tanti stili architettonici che si accostano. Una città che marcia velocemente verso la modernizzazione occidentale, anche se mostra di mantenere intatte le contraddizioni derivate da una evoluzione troppo rapida, liberista e senza regole rispetto al passato (quello che nella sostanza Gorbaciov, voleva evitare). Fra le tante cose viste, di particolare interesse la Fortezza dei Santi Pietro e Paolo, sorta in una piccola isola al centro del fiume Neva e, al suo interno, l’omonima Cattedrale (neanche a dirlo, progettata da un italiano, Domenico Trezzini). Una chiesa cristiano-ortodossa davvero splendida che permette, purtroppo senza approfondire, un approccio con questo filone del cristianesimo. Un luogo di culto dove stanno assieme le tombe degli zar, le funzioni religiose caratterizzate da una simbologia e da un trasporto non comune dei fedeli, i turisti in visita, il canto, il merchandising delle icone religiose e delle tantissime opere (magnifiche) esposte nella chiesa stessa. Sulle tante altre cose viste in città lascio parlare la piccola galleria di immagini che allego in fondo all’articolo.

Particolarmente interessante la visita in barca lungo un piccolo tratto del delta del fiume su cui sorge San Pietroburgo e per alcuni canali. Ci ha consentito la vista dei vari complessi architettonici, che ci sono parsi così valorizzati dal fatto che la prospettiva dalla barca elude in buona parte la vista dei mezzi motorizzati. Navigando lungo la Neva, abbiamo potuto vedere da vicino, in rada, l’incrociatore Aurora, da dove venne sparato il colpo che diede simbolicamente il via alla conquista del Palazzo d’Inverno.

Mi piace anche ricordare la visita che abbiamo fatto a due siti nella periferia di San Pietroburgo: la Città di Puskin e il parco del Palazzo Imperiale di Petrodvorets. A Puskin abbiamo visitato il Palazzo di Caterina II. Una lunghissima facciata, uno stile barocco molto pesante, colori sgargianti, cancelli e cupole dorate; all’interno centinaia di sale impreziosite da stucchi, specchi e fregi dorati, colme di opere d’arte e di arredi di enorme valore, compreso la famosa sala d’ambra. Il Palazzo sorge in un parco di (appena) 60 ettari, con laghi artificiali, padiglioni, giardini… .

A Petrodvorets abbiamo visitato il Palazzo Imperiale, voluto da Pietro il Grande come sua residenza estiva, diventata poi per lungo tempo la residenza ufficiale degli Zar Romanov. Abbiamo visitato solo il Parco che sta ad un piano inferiore rispetto al Palazzo e che lo collega al mare, al golfo di Finlandia. E’ quanto di più straordinario e inimmaginabile si possa osservare. Contiene il più grande sistema al mondo di fontane, distribuite sotto terra e funzionante senza l’ausilio di pompe. Tre fontane principali e altre 140 ditribuite nel parco. Se pensate che le tre fontane centrali, poste sotto il Palazzo, sono ornate da statue dorate ad altezza d’uomo con sullo sfondo il Palazzo anch’esso istoriato in oro, potete ben avere l’idea di quanto sia straordinaria la vista di questo luogo.

Ancora tre cose su San Pietroburgo, viste in questo caso con occhio critico.

La prospettiva Nevskij. E’ la strada principale di San Pietroburgo. Parte dalla piazza del Palazzo d’Inverno. Si sviluppa per 4-5 chilemetri, verso Mosca. Scimiotta i Champs Elisèes, senza raggiungerne i fasti. Su di essa si affacciano le chiese di tutte le religioni, i monumenti più celebri, le botteghe più antiche, molti fra i palazzi più prestigiosi, le sedi di rappresentanza delle èlite russe, le griffe più prestigiose. Indubbiamente la strada avrebbe ancora maggiore fascino, se non fosse per le decine di incroci stradali a raso, regolati da semafori che fungono da starter per le scorribande delle auto e delle moto di grossa cilindrata che vi scorazzano senza ritegno e senza pudore. Credo che quella non sia più la Prospettiva Nevschij di Gogol e della omonima canzone di Battiato.

L’Ermitage. E’ un enorme complesso architettonico di cui fa parte anche il famoso Palazzo d’Inverno. Rappresenta il simbolo massimo del potere e dello sfarzo degli zar Romanov. Una sezione di questo complesso fu indirizzato da Caterina la Grande per essere un enorme museo di opere d’arte di tutto il mondo. In effetti racchiude in se enormi ricchezze, buona parte delle quali, è parso di capire, frutto delle conquiste, delle guerre e delle spoliazioni da parte dei regnanti a scapito di milioni di sudditi e vinti. La visita, purtroppo limitata nel tempo, ha toccato alcune delle grandi sale di rappresentanza degli zar, alcune sale di opere di artisti italiani, francesi, olandesi e poco altro. Se le sale sono di grande bellezza ed effetto per gli arredi che le adornano, per quanto riguarda i quadri esposti, pur collocandosi ad un livello molto elevato, a persone inesperte come il sottoscritto potrebbe apparire che il pregio sia dovuto maggiormente alla quantità, rispetto la qualità. Il Museo espone tremila opere sulle sessantamila complessive in dotazione. Confesso una particolare emozione quando siamo transitati nella sala dove la notte fra il 25 e il 26 ottobre (calendario giuliano, 7-8 novembre secondo l’attuale calendario gregoriano) – alle ore 2,10 – i rivoluzionari, entrati nel Palazzo d’Inverno, arrestarono Kerenskij e i membri del suo governo, dando così il via alla Rivoluzione d’Ottobre.

La città. Pur nella sua magnificenza  lussureggiante, può apparire anche come una grande scatola vuota. La vita ferve al primo piano delle migliaia di palazzi, in qualche caso, anche del secondo piano, sopra il buio. Questo, nonostante che San Pietroburgo abbia potuto godere negli ultimi anni di ingenti fondi statali per il trecentesimo della sua fondazione e per l’occasione del G8. Di rilievo poi il fatto che Putin sia di queste parti, che non sia ancora tramontata l’idea di riportare a San Pietroburgo la capitale della Russia, che nei paraggi Putin abbia fatto costruire, sempre per il G8, una reggia in stile zarista, con centinaia di stanze, attualmente affittate a 5.000 a notte. Nonostante tutto questo, pare che il 25% della popolazione di San Pietroburgo viva tutt’ora nei Kommunalka (appartamenti condivisi da più famiglie) e che 15.000 bambini vivano in strada. Oltre ad una fascia molto estesa di disagio sociale che si evidenzia nell’alcolismo e nell’accattonaggio. Naturalmente tutto ciò non è in vista nei luoghi del turismo. Rappresenta l’altra faccia di una realtà invisibile ai turisti del circuito internazionale.

Ed ora spazio alle foto.

Concludo con questo articolo il mio breve racconto in cinque puntate del viaggio (organizzato) svolto nelle capitali baltiche e a San Pietroburgo. Naturalmente ho espresso il mio punto di vista. Sarei lieto di pubblicare contributi e punti di vista diversi che le amiche e gli amici che hanno fatto parte con me della comitiva, volessero inviarmi come commento.