Padova, da Giotto agli impressionisti

Un viaggio organizzato dall’Uoei di Faenza ci ha permesso una breve visita a Padova per ammirare la Cappella degli Scrovegni e una bella mostra di pittura a Palazzo Zabarella.

Entrati nella Cappella, dopo essere stati decontaminati (20 minuti) da polveri e acari, ci siamo trovati nei primi anni del 1300, quando Giotto e 40 collaboratori dipinsero un enorme ciclo pittorico riguardante la nascita del Cristianesimo e che si conclude con il Giudizio universale.

L’assistenza della brava guida ha consentito a chi, come me, non conosce a fondo gli argomenti della nostra religione, di pensare e di continuare a riflettere con rispetto su di un evento epocale – il cristianesimo – che ha segnato la storia dell’umanità.

Debbo dire che, avendo visitato da poco la Cappella Sistina in Vaticano, che però data quasi due secoli dopo, mi aspettavo una pittura leggermente più cangiante, soprattutto per la Volta celeste. L’effetto di quello che si vede è comunque straordinario.

Non ho cultura per entrare nel merito, quindi taccio. Posso solo dire che sono rimasto colpito da alcune rappresentazioni.

La prima è il quadro in cui i genitori recano Maria al Tempio per essere mandata in sposa. Maria ha tredici anni e viene affidata al pretendente più anziano (Giuseppe). Un altro pensiero mi sovviene alla vista di Giuseppe che, stanco, si riposa dopo la fatica del parto, mentre Maria accudisce Gesù. La mia mente è corsa a quando nei giorni delle passate festività natalizie, papa Francesco ha mostrato di apprezzare un quadro, a proposito della Natività, che mostra invece Giuseppe accudire il Bambino, mentre Maria riposa. Elementi questi che ci riportano all’opera titanica che sta compiendo Francesco per ricollocare la radice del Cristianesimo nell’attualità.

Il secondo sobbalzo è stato alla vista del Giudizio universale, dove, nella parte dei cattivi cacciati all’Inferno, un grasso Lucifero ingoia a piene mani i cristiani e pare, contemporaneamente, defecarli. Non so intuire la ragione di una scena così truce, posso solo pensare al desiderio di incutere terrore, ma difficilmente riesco a razionalizzarla.

Ultime cose da dire sono che venti minuti, tempo contingentato da guardiani inflessibili, sono pochi per ammirare l’intera opera. L’altra domanda che sorge è come mai un’opera come quella non faccia ancora parte del patrimonio Unesco, nonostante la domanda del lontano 2006. Infine, lo Scrovegni che commissiona e paga l’opera è il figlio di un ricco banchiere usuraio del tempo, di un delinquente. Forse lo fa nel tentativo di comprare la Grazia divina e fuggire così alle grinfie di Lucifero. Ricordo a chi volesse visitare l’opera di prenotarsi con largo anticipo.

La mostra, che spazia dal Romanticismo al Cubismo, ponendo l’accendo sugli Impressionisti, è molto bella. E’ formata da 70 dipinti che comprendono diversi Van Gogh, Monet e Degas ma anche opere di Manet, Cesanne, Renoir, Matisse, Picasso. Provengono dalla collezione privata di uno degli uomini più ricchi d’America, poi donata allo stato della Virginia che l’ha trasformata in Museo.

Il fatto di potere disporre di una brava guida, per altro di madre lingua francese, ci ha consentito di apprezzare le opere, cogliendone i vari significati, altrimenti invisibili ai profani. Considero per chi è a completo digiuno di arte, l’ausilio di qualcuno che illustri e spieghi, un supporto fondamentale per potere apprezzare ciò che si vede. Al termine siamo usciti soddisfatti e penso che molto di ciò che abbiamo visto e ascoltato resterà impresso nella nostra memoria. E ci spingerà a proseguire il percorso della conoscenza dell’arte.

Padova a me è parsa una bella città. Certamente ricca e opulenta, lo si capisce dai tanti cappelli a larga testa calcati da uomini e donne, ma anche vivace ed accogliente. E’ una città ricca di storia che però delle sue origini romane, ma anche del Medio Evo, mostra poco.

Elenco le poche notizie che ho potuto acquisire in poche ore, ma che forniscono un quadro significativo e che spingono a tornare per visitarla meglio.

Parto dai famosi Scrovegni. Il babbo di quello che ha fatto costruire la Cappella, prima di essere banchiere e usuraio era un grande allevatore di maiali e Padova era la città dei maiali. Pare che la parola scrofa derivi dal suo cognome. Oggi Padova vanta ancora la tradizione del consumo di carne di cavallo e di somaro.

Padova accoglie la seconda Università d’Italia fondata (1222) da studenti transfughi da quella di Bologna. Oggi conta 60.000 allievi, cosa questa che le conferisce alla città colore, vivacità e ricchezza intellettuale. A Padova ha insegnato e studiato per diversi anni Galileo Galilei. Condivide con Bologna la tradizione dei portici e mostra, qua e là, garbate opere di street art.

E’ città ricca di attività commerciali. Negozi e bancherelle di ogni tipo, presso che ovunque. Verso mezzogiorno si trasforma in un grande ristorante diffuso. Si mangia quasi ovunque e la tradizione culinaria è di buon livello. Nella piazza delle Erbe si nota la folta presenza di banchi gestiti da pakistani, con prodotti a prezzi contenuti e molto frequentati. Si acquista il famoso radicchio trevigiano a 3 euro al chilo. A proposito di immigrati, a Padova quasi il 20% della popolazione residente è di origine straniera. Evidentemente coprono la mano d’opera che manca per le attività produttive locali e per taluni servizi. Come, o forse in maggiore misura che da noi, è presente il fenomeno della richiesta della carità.

Padova è città che negli anni cinquanta del novecento ha deciso di interrare diversi canali d’acqua per farne strade, ma eliminando così una propria caratteristica storica. E’ la città dove c’è un grande prato senza erba – Prato della Valle e dove al Caffè Pedrocchi si può assaggiare un buonissimo caffè alla menta (caffè caldo sotto con panna fredda alla menta, sopra).

Chi volesse visitare Padova col camper può parcheggiare a Prato della Valle, assieme ai pullman. A pochi minuti dal centro.