Sorpreso e allibito

Castel Bolognese – Piazza Bernardi

Ieri sono rimasto a dir poco costernato nell’avere constatato che ancora oggi cittadini castellani si muovono con un ‘azione di lobbing che rischia di tradursi in un ostacolo alla realizzazione della variante di Castel Bolognese. Penso di avere capito che in vece del progetto conosciuto da almeno 10 anni, propongono un tunnel. Il tentativo rischia di sabotare ancora una volta la realizzazione di una opera pubblica che Castel Bolognese aspetta da 60 anni.

Già una volta ci riuscirono, quando negli anni 90 la loro incisiva azione, combinata con dubbi dell’Amministrazione comunale castellana e i problemi con Imola e Faenza, che avrebbero dovuto condividere il progetto, i soldi, già stanziati dal Ministero, furono girati al territorio di Alfonsine, che fece la sua variante. E Castel Bolognese, che era ai primi posti della graduatoria nazionale degli interventi, addirittura prima dei comuni della Val Pusteria – poi tutte realizzati negli anni successivi – restò al palo.

Questo avvenne col disappunto profondo dei tanti castellani che si erano battuti per l’opera, ma che nonostante ciò – con alla testa il compianto Battista Casadio – continuarono l’impegno per la variante, per ridare salute ai cittadini e vita ad un centro abitato letteralmente diviso in due e rovinato da un intollerabile passaggio di mezzi pesanti e a lunga percorrenza.

Nel corso dei primi anni del duemila, la legislazione della Regione in materia urbanistica mutò. I Piani regolatori divennero territoriali e i comuni del faentino fecero il loro. La nuova pianificazione territoriale prevedeva per Castel Bolognese una variante realizzata interamente in ambito comunale. Il tratto della variante, ben chiaro nelle carte, partiva dalla rotonda del Borello, continuava col sottopasso del Borello e virava verso est, qualche centinaia di metri dopo la ferrovia, per poi ricongiungersi alla via Emilia, subito dopo le Cupole, per mezzo di una rotonda che in futuro potrà ricevere la programmata bretella sud-est, dalla Casolana alla via Emilia.

Tutti ricorderanno come la realizzazione della rotonda e del sottopasso della Borello, furono salutati con soddisfazione dai castellani, anche perchè segnavano, di fatto, l’avvio dell’opera della variante. Tutti sanno poi che la variante lungo quel percorso è confacente e funzionale con la realizzazione del casello autostradale di Castel Bolognese, i cui cantieri saranno presto aperti. Va detto che la programmazione infrastrutturale di Castel Bolognese prevede anche, a completamento, una rotonda in corrispondenza del semaforo della Riolese con una nuova arteria che, dipanandosi verso nord, arrivi al sottopasso di via Calamello per innestarsi poi con la viabilità verso Solarolo e verso il nuovo casello.

Questo disegno di programmazione territoriale, con la variante, prima di essere adottato dal Consiglio Comunale (credo all’unanimità) fu dibattuto per anni con l’opinione pubblica e con tutte le Associazioni, in primis quelle del mondo agricolo. Solo dopo ampia consultazione – ripeto, ampia – con accoglimento di diverse istanze presentate, quel progetto fu approvato e divenne legge.

Dopo le ultime elezioni regionali, i nostri amministratori riproposero alla Regione il tema della variante di Castel Bolognese, chiedendo che essa si facesse carico della progettazione definitiva ed esecutiva. La Regione Emilia-Romagna, dopo avere esaminato il panorama del so territorio, con tante altre proposte in campo, decise di dare la priorità a tre opere: il completamento della variante di Forlì, la variante di Argenta e la variante di Castel Bolognese. E di assumersi i costi della loro progettazione. Successivamente le tre opere entrarono nella pianificazione nazionale dell’Anas.

Si ha notizia certa che entro pochi mesi la Regione consegnerà la progettazione definitiva, atto che consentirà l’apertura della conferenza dei servizi e l’avvio della progettazione esecutiva, se non ricordo male le procedure. Con la realistica previsione che, se tutto andrà normalmente, entro il prossimo anno possano essere avviati i lavori. I lavori di un’opera attesa da decenni e che finalmente è alla portata di mano.

E’ del tutto evidente che la realizzazione dell’opera dovrà sottostare ad una Valutazione di Impatto Ambientale e che la sua realizzazione dovrà consumare meno territorio possibile, oltre a rispettare quanto più possibile la maglia poderale. E’ altrettanto evidente che i costi di realizzazione dovranno essere compatibili con lo stato delle pubbliche finanze.

Alle persone che, con qualche ragione, dicono “tanto non si farà”, mi permetto di fare osservare che Castel Bolognese è stata sempre governata, fin dal dopoguerra, con lungimiranza e con attenzione al fatto di non restare ai margini dello sviluppo. Abbiamo patito ritardi – la rotonda, i sottopassi, la piazza – ma poi le opere sono state fatte. E così dovrà essere – e sarà, se ben conosco i concittadini – anche per la variante e il casello autostradale.

Constatare che ancora oggi ci sono persone che – anche con buona fede – pongono temi che di fatto rischiano di far perdere alla comunità il treno che sta passando, fa male. Certo, si può e si deve discutere di tutto, ma in politica i nodi vanno sciolti e i momenti delle decisioni, anche di quelle più difficili, devono arrivare e vanno rispettati. E nessuno potrà fermarli. Sulla variante a Castel Bolognese, siamo a quel punto.

Concludo ricordando che la variante serve innanzitutto per tutelare la salute dei cittadini, tanti dei quali, causa l’inquinamento da traffico abnorme, hanno avuto e avranno vita più breve e maggiormente tormentata dalle malattie. Serve poi per riaccomunare i cittadini oggi divisi da una barriera di traffico che, tagliando in due l’abitato, ne condiziona i movimenti e la libertà. Serve per tutelare il patrimonio immobiliare e storico del “centro”, a partire dai portici. Serve per dare maggiore dignità e nuove opportunità al lavoro dei tanti esercenti della via Emilia e del centro.