La grande bellezza del fiume Senio

Acchiappa mosche 003Stamattina mi sono incamminato lungo l’argine del fiume Senio, dal Parco fluviale di Castel Bolognese, in direzione di Tebano e della diga leonardesca. Quante sorprese, in netta prevalenza belle.

Ho visto il fiore della foto; mai visto una cosa del genere, colui che lo coltiva mi ha spiegato che si nutre di mosche e di zanzare.

Ho visto, a partire dal Parco – un vero fiore all’occhiello per il comune di Castello – lunghi tratti di argine “segati” e il fieno imballato. Bellissimo, se la pulizia dell’argine tornasse ad essere conveniente per i contadini. Chissà, una speranza in più per il nostro fiume.

Ho visto un signore che ripuliva un tratto di argine… con il decespugliatore: un’altra bella speranza per il futuro.

Ho visto bellissimi orti, condotti con semplicità e maestria e bei giardini fioriti con i “vecchi” fiori, come dice la nonna (che in questo caso non sbaglia).

Ma sopratutto ho visto un paesaggio di incomparabile bellezza. Prima le colline dei Vernelli; poi, in lontananza, fra i pioppi cipressini, la bella chiesa di Tebano; ancora una curva del fiume ed è comparsa la vena del Gesso con le dolci gobbe di Monte Mauro; poco oltre, il bellissimo paesaggio della Serra.

Quando il fiume incrocia la strada, si arriva a Tebano. Vedi in fondo la diga steccaia e la derivazione del canale dei Mulini. Il bosco di acacie che la introduceva è stato triturato, così come alcune piante secolari vicine alla diga. Sulla destra il brutto sterquilinio del comune, ancor più posto in risalto dall’abbattimento di alcune vecchie querce. La riva del fiume è invasa dalle erbacce, la diga ancora colma dei tronchi della fiumana. E così quello che dovrebbe essere un dei maggiori punti di pregio naturalistico e storico di Castel Bolognese, si presenta, agli occhi dei visitatori, come un vero disastro. Purtroppo, bisognerà tornare sull’argomento.