Civati

1239030_1399158870311950_1369123984_nVenerdì sera alla Festa provinciale del Partito Democratico, al Pala De Andrè, sarà con noi Civati. Giuseppe Civati, giovane professore monzese nato politicamente con Prodi e con il Pd, è stato il primo a candidarsi alla segreteria nazionale. Si è proposto quando ancora Matteo Renzi dichiarava di sentirsi indatto a guidare il Partito e, anzi, che quel ruolo non gli interessava proprio per nulla.

Nella fase in cui ci troviamo, non abbiamo ancora la data del congresso, causa la difficoltà a definirne le regole, ma sopratutto per l’odierno imprevedibile esito delle convulsioni della politica alle quali ci obbliga ogni giorno Berlusconi, non ha molto senso la corsa dei dirigenti a schierarsi, per mezzo di un atto di fede, per questo o quel candidato, dei quali non si conoscono bene le idee, nemmeno quelle basilari sulla funzione del partito e sull’indirizzo strategico che ogni candidato gli vuole dare. Ma non solo, non sappiamo nemmeno se quelli di cui si parla (Pittella, Civati, Renzi e Cuperlo) saranno i veri candidati; è di oggi la notizia di perplessità di Bersani ed Errani su Cuperlo, il candidato che dovrebbe rappresentare la loro corrente.

Penso sia utile caratterizzare questa fase, come la fase dell’ascolto. Ascolto da parte dei papabili degli umori della base e dei territori, ascolto e confronto sulle prime idee che ritengono di esprimere. Partecipazione, ascolto e interazione dei militanti e dei cittadini elettori che guardano al Pd come proprio referente o alleato politico per il futuro prossimo. Ecco quindi l’opportunità che questa fase del dibattito sia aperta e partecipata nei due sensi. Poco fumo e molta sostanza.

Dico questo perchè penso che alla base di un congresso debbano esserci innanzitutto le idee circa il modello di società da realizzare e in secondo luogo la definizione dello strumento che serve per realizzarle, ossia la forma che il partito deve darsi. Poi viene il leader, ossia la persona più adatta ad interpretare e a battersi per quelle idee. Penso che la questione del leader e della leaderschip, abbia molta importanza, ma che questa non debba oscurare nel modo più assoluto i contenuti.

Il leader carismatico, se si ferma essenzialmente a quello, può dare una forte emozione, può perfino farti vincere delle elezioni, ma se manca la piattaforma radicata sulla elaborazione e sul confronto continuo e costante con la base, c’è il rischio vero dell'”uomo solo al comando”, con tutta la sua carica di negatività intrinseca.

Seguo da tempo Giuseppe Civati, come altri dirigenti giovani del Pd, e debbo dire che il suo approccio al tema congressuale mi piace. Lo trovo una figura di rinnovamento, ma saldamente ancorato ai principi che devono stare alla base di una grande forza politica popolare, progressista e plurale. Una persona che parla di sinistra, traendo spunti dal pensiero di un arco di forze che vanno ben oltre quelle tradizionali, fino a trarre alimento dal pensiero progressista repubblicano e liberale e dalle esperienze partecipative associazionistiche.

Venerdì sera sarà a Ravenna per esprimere i propri pensieri, per ascoltare e per dialogare con il pubblico presente. Sarà interessante e bello esserci.

Se volete conoscere meglio Pippo Civati potete consultare il suo blog  Ciwati .

Potete porgli una domanda, alla quale risponderà venerdì sera, cliccando qui  #chiediloaPIPPO

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