Occorre un Pd più deciso

Castel Bolognese - Palazzo Mengoni
Castel Bolognese – Palazzo Mengoni

L’altra sera ho partecipato all’assemblea comunale del Pd di Castel Bolognese. La partecipazione è stata discreta, anche se non ha raggiunto le punte del periodo caratterizzato dal pathos renziano. Il dibattito è stato di buon livello. Pur con sfumature diverse, la critica verso il gruppo dirigente che ha gestito la fase politica da dopo le primarie, fino alle dimissioni di Bersani, è stata unanime e ferma. Invece, si sono evidenziate posizioni diverse circa il governo (è stato un errore parteciparvi, non si poteva fare altro perché avevamo delegato tutto a Napolitano) e la funzione che deve avere (di scopo, quindi poche cose e a casa; oppure con una funzione di maggiore respiro, facendo emergere le nostre posizioni). Sono emerse differenze anche nei riguardi della forma del partito per il futuro (privilegiare la leadership, oppure i contenuti del programma e la partecipazione).
Direi tutto normale, dato la situazione odierna del partito e la fase congressuale di fatto aperta.
Nel corso del mio intervento ed ho espresso questa posizione.
1 – E’ stato un errore avere rotto la coalizione per allearsi con la destra (tutta). Fasi di governi destra-sinistra, a fronte di situazioni eccezionali del paese, possono essere comprese, ma ciò che in Italia lo rende inaccettabile è la presenza di Berlusconi, con tutto il suo carico di problemi.
2 – Quello che è nato come governo di lunga durata, se non di legislatura, deve tramutarsi in governo di scopo e con scadenza a breve. Per realizzare alcuni obbiettivi fondamentali per l’Italia:
– operare una forte redistribuzione della ricchezza del paese a favore dei giovani e del lavoro, recuperando le risorse tagliando i costi enormi della burocrazia statale, quelli sovradimensionati della politica e quelli insopportabili dell’evasione fiscale;
– cambiare la legge elettorale nel senso che la sera degli scrutini, si sappia chi domani governerà il paese. E’ fondamentale che la legge elettorale si faccia subito, anche per gli esiti che dovrà avere il congresso. La domanda è quale forma si darà il partito, se non si conosce con quale sistema elettorale si voterà la prossima volta?
3 – Il congresso che deve celebrarsi entro ottobre, o prima, deve essere aperto. Dovrà essere fondativo (o, se si vuole, rifondativo), nel senso che dovrà:
– confermare la strategia che ha visto il punto più alto di elaborazione al Lingotto, ossia della sintesi, vera e non per finta, delle storiche idee del social-comunismo riformista e del cattolicesimo popolare italiano dentro uno schema maggioritario;
– oppure decidere di essere altro e un’ipotesi potrebbe essere quella della costruzione di un partito socialdemocratico di stampo europeo che, all’interno di uno schema sostanzialmente proporzionale, si allea, se non ce la fa da solo, con le forze idealmente più vicine.
4 – Dopo la nomina del segretario provinciale di Ravenna in Parlamento, lo stesso dovrebbe dimettersi dalla carica provinciale e il Pd darsi una reggenza formata da alcune, poche, personalità autorevoli, fuori dalla mischia delle correnti.