Argo, di Ben Affleck

Argo
Argo

Ho sempre considerato Ben Affleck un mediocre attore che aveva avuto una discreta dose di fortuna nello sceneggiare, assieme a Matt Damon, un ottimo film come “Genio ribelle”. Questa sceneggiatura gli valse addirittura il premio oscar nel 1998.
Poi, anni dopo, ho visto “Gone baby gone (2007)” e “The town (2010)” girati da Ben Affleck e ho dovuto ammettere che non erano male. Due thriller polizieschi di discreta fattura e per certi versi interessanti.
Quest’anno l’Oscar come miglior film è andato ad “Argo”, diretto proprio da Affleck.
Ho deciso quindi di andare a vedere Argo.
Il film racconta la storia di alcuni diplomatici Americani che devono essere portati fuori dall’Iran durante la rivoluzione studentesca del 1979. Il tutto escogitando un espediente assai efficace per quanto coraggioso: fingere di girare un film in Iran e con documenti falsi spacciare per Canadesi gli Americani da salvare (esfiltrare).
Il film è interessante e ben girato. C’è il giusto mix di tensione e di approfondimento sulle vicende dell’Iran in quel particolare momento. C’è anche una forte autocritica al mondo del cinema di quegli anni, e non solo, quando per esempio vediamo la scritta di Hollywood in rovina o alcuni dei personaggi parlano di come creare un falso film in un ambiente dove tutto è falso (Hollywood).
Bella la frase di John Goodman quando dice: “Anche una scimmia, dopo due giorni, impara a fare il regista…”

Riassumendo, Affleck rimane un mediocre attore, ma come regista ha il suo perché.