Cinema

Ugo Cabret, film di Martin Scorsese

Foto: screenweek.it

Hugo Cabret di Martin Scorsese (recensione di Lucio Sportelli).

Il famosissimo regista di Taxi Driver e Quei Bravi Ragazzi si guadagna, con questa sua ultima fatica, ben 11 candidature agli Oscar, tra cui miglior film e miglior regia.

La storia parla di un giovane orfanello che cerca di aggiustare un marchingegno lasciatogli da suo padre e lo fa vivendo di espedienti in una stazione ferroviaria della Parigi anni ’30.

Man mano che Hugo sistema questo magico oggetto lo spettatore viene spinto nel mondo di George Melies, importantissimo regista e padre degli effetti speciali.

Qual è il nesso, vi starete chiedendo? Me lo sono chiesto anch’io e tutt’ora sono perplesso.

A me ha dato l’impressione che il regista non avesse esattamente le idee chiare su che strada prendere: da una parte racconta la storia di questo bambino che tra mille problemi riesce a trovare in qualche modo una famiglia che gli voglia bene, dall’altra racconta di un vecchio regista che dopo anni di successi non vuole più nemmeno ricordare il suo glorioso passato di inventore di illusioni (cinematografiche e non solo).

Se voleva essere una storia a lieto fine ne ho visto di molto migliori. Se voleva essere un omaggio a Melies e ai padri del cinema mi pare poco attinente. Se voleva essere un’altra cosa, né carne né pesce, c’è riuscito.

Ottime sono le scenografie e qui sì che Dante Ferretti meriterebbe un Oscar. Buona la fotografia. Per il resto posso sbilanciarmi dicendo che è un film carino, niente più.

Verrò smentito dai fatti, ma 11 oscar se li sogna.

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