Appartamenti a perdere

Pare siano fra trecento e quattrocento gli appartamenti invenduti a Castel Bolognese. Ho il dubbio se il mio previsore intendesse disabitati invece di invenduti. Comunque, si tratta di un numero altissimo. Nonostante ciò, si continua a costruire nuove abitazioni. La ragione credo risieda nel fatto che oggi il mercato locale richiede appartamenti con caratteristiche diverse da quelli già disponibili. Una domanda però sorge spontanea. Nella situazione odierna è giusto seguire solo gli appetiti del mercato? Oppure non è il caso di adottare misure per ri-orientare il settore?

Prendiamo il caso del comune di Castel Bolognese. Un territorio di trenta chilometri quadrati di superficie, uno dei comuni più piccoli d’Italia, densamente antropizzato per mezzo di un forte sviluppo di attività produttive e urbanistiche e dalla presenza di moltre infrastrutture, fra l’altro da potenziare. Fino ad oggi la città ha creato il suo sviluppo e il suo benessere, reale ed apparente, a partire dallo sfruttamento e dal consumo del suo appetibile territorio. E’ senz’altro giunto il momento di avviare una riflessione su questo argomento. Chiedersi se non sia giunta l’ora di frenare gli ardori della cementificazione e, tramite le leve della programmazione, avviare una nuova fase nel settore abitativo locale.

La realtà che pare di poter cogliere, a Castel Bolognese nel settore immobiliare abitativo, è in linea di massima la seguente.

E’ aumentato in questi anni, in modo evidente, il depauperamento delle abitazioni del centro storico, la parte della città costruita dentro il perimetro delle antiche mura, e della fascia attigua (case sorte nell’immediato dopoguerra), certificato dai tanti cartelli di vendita e di affitto. In questa fascia di abitazioni e negozi occorrerebbe favorire un processo di forte rigenerazione a cui accompagnare i progetti per abbellire lo stesso centro: dalla piazza Bernardi, alle altre piazzette, ai portici. Come due faccie di un’unica medaglia.

La seconda realtà su cui riflettere è dettata dalle abitazioni sorte negli anni sessanta e settanta, gli anni caratterizzati da un forte sviluppo e da una discreta produzione di ricchezza. In quella fase si sono costruite abitazioni, gran parte delle quali, con appartamenti di notevole dimensione. In quel momento storico le famiglie, specie quelle provenienti dalla campagna, erano ancora numerose e con buona natalità. La loro successiva disgregazione, la tendenza dei giovani a rendersi autonomi, il netto calo della natalità ha fatto si che oggi quelle grandi case siano vuote o nettamente sovradimensionate rispetto ai nuclei familiari che le abitano. Sarebbe interessante conoscere in questa fascia abitativa di quanti metri quadrati di coperto disponga una persona. Non dico certamente un’eresia se stimo a cavallo di cento metri quadrati procapite. Una esagerazione, anche per le accresciute difficoltà nel sostenere le spese di manutenzione degli alloggi e nel pagare i servizi occorrenti per abitarle: luce, gas, acqua, ecc. .

Per questa tipologia di abitazioni, occorrerebbero strumenti urbanistici che favorissero adeguate ristrutturazioni verso modelli abitativi maggiormente rispondenti alla composizione odierna delle famiglie. E anche alle esigenze sociali di una popolazione in forte invecchiamento. Penso possa essere certamente compito del RUE (regolamento edilizio urbano) e del POC (piano operativo comunale), cogliere ed affrontare queste problematiche. Da non sottovalutare il fatto che, un progetto per la rigenerazione e la ristruttutazione delle vecchie abitazioni, consentirebbe di affrontare il tema energetico collegato alle abitazioni stesse, quindi del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili.

Rigenerare il centro storico e la fascia urbana sorta nel dopoguerra, ristrutturare le abitazioni sorte negli anni sessanta fino agli anni settanta, significa avere sul mercato nuovi appartamenti. Con la conseguente minore esigenza di nuove abitazioni e il conseguente risparmio di suolo. Significa, in secondo luogo, avere una città più ordinata, vivibile e bella e, elemento di una qualche importanza, tutelare la modesta risorsa economica di tante famiglie castellane costituita dalla casa di abitazione.