Penati, la questione morale

Oggi De Magistris, riferendosi al caso Penati dice che Bersani e il suo ristretto cerchio non poteva non sapere. Il titolista della Repubblica tramuta in “il PD non poteva non sapere”. Che è cosa ben diversa e destituita di logico fondamento solo se si pensa a cosa è un grande partito. Dico questo a detrimento del titolista perchè accomuna nel suo giudizio (che pesa sull’opinione pubblica) l’azione di pochi o tanti dirigenti con le centinaia di migliaia di attivisti, iscritti ed elettori che sicuramente “non potevano sapere”. Personalmente penso che persone che stavano vicino a Penati sapevano di ciò che faceva. Senza per questo volere dire o insinuare che la sua azione sia stata in parte truffaldina o delittuosa. Saranno il dibattimento processuale e le eventuali sentenze passate in giudicato a stabilirlo.

Berlinguer aveva ragione quando, trent’anni fa, denunciava il dilagare nel paese di una questione morale che investiva le forze allora al governo. Aveva ragione anche nel sostenere che la dirittura morale degli uomini della sinistra era più solida. Ricordo allora che ognuno di noi, militante nel partito, si impegnava allo spasimo per dare il meglio secondo principi e idee ben solide. C’era uno spirito di emulazione, direi quasi una gara, per dimostrare con i fatti, quindi con l’impegno, con la passione, con la tenacia, con la capacità e il sapere, che eravamo meglio “degli altri”. Oggi purtroppo le cose sono cambiate. Anche settori non marginali della sinistra sono stati contaminati dalla politica degli affari. Ma ciò che più preoccupa è stato il farsi largo del malaffare, della ricerca del tornacconto personale, della tutela degli interessi particolari, della ricerca del potere per il potere.

La questione morale dentro la sinistra e nel Pd è un problema politico non più eludibile. Credo ci sia estesa consapevolezza, ma che questa tardi a tradursi in dibattito e decisioni conseguenti. Vedo bene che i casi eclatanti sono trattati in modo adeguato (Penati), pur con qualche opacità (Tedesco). Il problema vero però è quello di abbassare l’asticella della moralità  e fare in modo che il corpo grosso del partito sia chiamato a fare i conti con questo tema. Per fare ciò bisogna avere il coraggio di discutere senza remore, federazione per federazione, circolo per circolo questo tema. Chiamare con un lavoro di lunga lena i gruppi dirigenti, gli amministratori a relazionare le proprie azioni con i principi e a verificarne o meno la congruenza. Con l’obbiettivo di agire sulle difformità. Un’operazione, ampia, non moralistica, di tipo culturale da cui fare discendere rinnovati comportamenti. Avremo il coraggio di fare questo?