Dolomiti, abbiamo il diritto di intaccarle?

Stamattina lungo il sentiero Cai 426 che da San Vito conduce a Cortina, splendeva il sole. Il sentiero è di nuovo percorribile da quando alcuni mesi fa è stato riattivato il ponte sul Boite in località Geralba. Il ponte era stato travolto due anni fa da una poderosa fiumana. Il sentiero carrozzabile, quindi comodo da percorrere, è un lungo sali e scendi in salita che si snoda in un fitto bosco oramai completamente ripulito dagli effetti della tempesta Vaia di due anni fa.

Ponte Giralba

Partendo dal campo sportivo di San Vito, in circa due ore si arriva a Socol, la zona artigianale di Cortina. Da qui prosegue fino alla zona dei campeggi. Noi da Socol, attraversato il Boite, abbiamo incrociato la ciclabile delle Dolomiti per rientrare a San Vito. Una camminata di circa 4 ore con un dislivello in salita di circa 300 metri e una percorrenza lineare di circa 14 chilometri.

 

Lungo il percorso si è attratti da interessanti scorci panoramici e da una vegetazione a tratti lussureggiante. Desta interesse in questa stagione la bella vista di un’orchidea spontanea del tipo Platanthera, molto caratteristica, di colore bianco, a grappolo e minuta. Un vero prodigio della natura.

Platanthera

Lungo il percorso di andata, prima di Zuel, si può vedere sulla destra l’enorme sfasciume di pietrisco che dalla cima della catena del Sorapiss, giunge fino al Boite. L’impressione che se ne ricava è di sconcerto e di paura. La vista è tale da rilasciare la sensazione che nessuno potrà fermare quel lento, inesorabile processo franoso.

Allora il pensiero corre al fatto se abbia senso impegnare quei delicatissimi luoghi con nuove manifestazioni sportive di portata mondiale. Sapendo che nuove infrastrutture e nuovi interventi su quelle montagne, Patrimonio dell’Umanità, comporteranno inevitabilmente l’accelerazione della loro distruzione. Processo questo acuito negli ultimi decenni con l’aggravarsi del tema del surriscaldamento del Pianeta.

C’è da chiedersi quale diritto abbiamo noi esseri umani di distruggere, o di non preservare e tutelare, per brama di potere e di denaro, qualcosa di intangibile, che non è nostro. Sarebbe questo il momento di ribellarci a tutto ciò. Fino a che, forse, si è ancora in tempo.