Una serata per bene

Stagione 007L’altra sera ho incontrato gli amici con i quali partecipai all’ultimo dibattito congressuale del Pd, a sostegno della mozione di Ignazio Marino.
In un contesto conviviale, solidamente sostenuto dalla stima reciproca e dall’amicizia, abbiamo parlato della situazione politica attuale e dei casini in cui si è cacciato il nostro partito. Per la conclamata incapacità del gruppo dirigente, ma anche perché investito da un disegno politico architettato a livelli più alti.
Se ne parla sempre più spesso. Oramai è un florilegio di pubblicazioni volto ad analizzare gli accadimenti che vanno dalla preparazione delle dimissioni di Berlusconi a quello che potrà essere lo sbocco di questa fase, un elemento dei quali pare essere sempre più chiaro – almeno nelle intenzioni di molti: il passaggio da una Repubblica parlamentare ad una Repubblica presidenziale, ovvero, dell’uomo forte. E chissà se sapremo mai la verità. La chiamano pacificazione, potrebbe essere declinata anche con normalizzazione.
La discussione fra di noi è stata serena. Il fatto abbastanza straordinario per il gruppo di militanti del Pd che fece quella battaglia, pur sapendola perdente, ma ancorata su valori, è la solidità e la coesione che ha dimostrato nel tempo, e che tutt’ora tiene. In momenti normali e per un partito avveduto, questo dovrebbe essere considerato un tesoretto, un piccolo patrimonio da spendere e valorizzare. Invece… vedremo.
Quella a sostegno della mozione Marino, in provincia di Ravenna, fu una battaglia durissima, per noi che la combattemmo. Ricordo le vere e proprie umiliazioni subite nel corso delle assemblee congressuali e il dileggio di tanti dirigenti e “tifosi” espresso dai luoghi dell’informazione.
Situazione poi che si è ripetuta, con note negative ancora maggiori, nel corso delle primarie per scegliere il candidato presidente alla Provincia, quando la quasi totalità del gruppo della ex mozione Marino sostenne Serena Fagnocchi.
Altro fatto abbastanza sorprendente è che quel gruppo non ha abbandonato il Pd, tanto meno si è disimpegnato dall’agone della politica.
Abbiamo discorso del futuro ed ho potuto cogliere la grande passione che ci accomuna e la ferma determinazione a combattere la battaglia per affermare le idee fondative del Pd. Un partito crogiolo e sintesi delle migliori idee del passato; un partito di governo ancorato a sinistra; un partito degli iscritti e degli elettori, diffuso nella società; un partito che applica la giustizia sociale e che promuove il merito; un partito alternativo alla destra e ancorato al bipolarismo.
Si spera molto sul congresso. Mi pare però di avere colto il senso comune dell’indisponibilità a percorrere l’esperienza, nei fatti umiliante, della volta passata. Ho tratto la convinzione che nel Pd della nostra provincia ci siano ancora molte persone disposte alla partecipazione e al confronto per discutere quelle che saranno le diverse opzioni politiche messe sul tappeto. Ma credo che la condizione sia quella di avere un congresso vero. Un congresso aperto, non predeterminato negli esiti e con il riconoscimento della assoluta pari dignità di tutti i protagonisti in campo.
Le energie sono ancora tante, che nessuno si permetta di disperderle, per meri calcoli di potere o volontà di protrarre un passato dimostratosi, alle ultime prove dei fatti, fallimentare.