Un unico comune per la vallata del Senio

La crisi strangola i piccoli comuni. Siete d’accordo che si parli di loro fusione in cambio di soldi per investimenti?

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Castel Bolognese – Tramonto guardando all’alba

Nell’antivigilia delle prossime elezioni comunali vorrei proporre come stimolo alla discussione il tema della fusione dei comuni. Ormai è del tutto evidente che i piccoli comuni non hanno più spazi di manovra. Sono sempre in maggiore difficoltà. I dipendenti calano costantemente, così come le risorse a disposizione. Da questo deriva uno scadimento dei servizi elargiti alla popolazione, minori, se non oramai inesistenti, interventi nel campo della programmazione, un senso diffuso di impotenza e di rassegnazione che tocca gli amministratori, i dipendenti e che contagia anche i cittadini.

I piccoli comuni hanno sempre minori spazi di manovra, il peso delle spese improduttive (figure dirigenziali) li appesantisce, la produttività si abbassa sempre più. E poi i costi della politica che restano invariati a fronte di un peso minore delle funzioni. Insomma ce n’è abbastanza per dire che così non si può andare avanti ancora per molto tempo. Rinnovamento vuol dire mettere mano a questa questione. A meno che non si pensi che il rinnovamento va bene, ma se riguarda gli altri. Io non credo. Penso che stavolta si farà sul serio e che, ad esempio, i famosi otto punti della proposta di governo di Bersani, saranno declinati a tutti i livelli dello Stato.

Da diversi anni si parla di fusioni; molti hanno pensato di eluderlo attraverso l’escamotage delle così dette Unioni dei comuni. Una scelta quest’ultima di rango e di efficacia molto inferiore; con tanti problemi di restringimento degli spazi di partecipazione e di democrazia per i cittadini dei comuni minori coinvolti in queste Unioni. Lo stato ha legiferato da tempo, e ora anche la nostra Regione ha deciso di spingere sull’acceleratore, sul tema delle fusioni dei comuni. Ci sono molte risorse a disposizione dei comuni che completano questo percorso. Tante risorse che potrebbero permettere la realizzazioni di diversi investimenti essenziali per le popolazioni. E poi gli indubbi risparmi economici gestionali che potrebbero essere riallocati in investimenti per beni e servizi.

Allora perchè non pensare, ad esempio, ad una fusione dei comuni della vallata del Senio, da Casola a Solarolo? Casomai comprendendo anche Bagnara di Romagna? Oppure ad una fusione fra Castel Bolognese, Solarolo e Bagnara di Romagna, qualora i comuni della collina non pensino a questa ipotesi, preferendo, casomai, guardare a Brisighella?

Onestamente credo che gli amministratori dei nostri piccoli comuni (e le forze politiche) potrebbero pensare di cominciare a parlarne. Per tantissime ragioni che potranno essere riprese in futuro, se il dibattito partirà. Intanto, voi che leggete questa nota, potete iniziare a dire la vostra rispondendo al sondaggio che inserisco nella colonna a lato.