Dopo? E’ troppo tardi

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Ivan Minguzzi

Inizia una nuova settimana, la prima di marzo 2013, l’aria si fa lieve, un’intera nazione si sveglia nella fremente attesa delle cazzate quotidiane che il Clown sparerà via web che, generosamente, stampa e TV distribuiranno nelle nostre case. Il Paese langue, mentre, sembra, le “Banche d’affari” godano. C’è di che esserne fieri, inizia una nuova era del ”Made in Italy”.

Viene postato in questi giorni sul web, quello che intendeva Hitler sul modello di movimento che condusse al Nazismo, analogie sconcertanti con quello che il nostro novello “Grande fratello” sta predicando in questi giorni (sembra un copia-incolla). Qualcuno storce il naso, invita a non richiamare fantasmi del passato, io penso che sia bene, anzi necessario, rammentarci la storia, troppo spesso ci si dimentica del passato, e quando ci si accorge della realtà è troppo tardi.

Se non si vuole andare troppo indietro nella storia allora basta scalare di qualche lustro fino all’ultimo decennio del secolo scorso: la disintegrazione dell’Ex Jugoslavia. Cito testualmente dal libro di Paolo Rumiz, “Maschere per un massacro: “ Nel giugno del 1991, la borghesia serba e croata di Vukovar, sorseggiando aperitivi, snobbò i bollori etnici dei villaggi circostanti e ripeté: -accadrà ovunque, ma non qui- (sappiamo com’è finita) . E quando nell’estate del 1991, un anno prima della guerra, gli abitanti di Nedzarici, quartiere a maggioranza serba vicino all’aeroporto di Sarajevo, cominciarono a scavare buche, quelli del vicino rione di Dobrinja, non capirono che si trattava di trincee”(…).

E ancora: “Spesso sento i giovani chiedersi dove andrà a finire l’Italia. Avvertono un senso di smottamento generale visibile nei comportamenti e nel linguaggio della gente, intuiscono che la crisi non dipende solo dall’economia, e forse nemmeno dalle grandi manovre dei partiti. Comprendono che un Paese con un debole senso dello Stato e del bene comune, quotidianamente bombardato da sogni, bugie e veleni attraverso i media, smette di essere un paese normale: la sua psicologia collettiva, il suo comportamento di massa cominciano a sfuggire alla logica del buon senso e a perdere la bussola.”

Ora senza dover evocare improbabili (spero) scenari di guerra mondiale e carneficine di pulizia etnica, sembra in ogni caso difficile negare a noi stessi che siamo un paese sull’orlo del baratro. I comici danzano sulla nostra testa mentre stiamo scivolando nel precipizio. C’è poco da ridere, Berlusconi ha minato il terreno, il novello “Grande fratello” può innescare la miccia.

Ci si può chiedere:- Ma dove sono gli armigeri?- Le bande in armi?- Ma quali scenari da guerra civile?- Bene! Una riedizione del terrorismo e delle Brigate Rosse? Scenario possibile, già negli scorsi giorni i servizi di Intelligent hanno gettato l’allarme di possibile azioni terroristiche e attentati spettacolari; un presa del potere del “Movimento a 5 stelle”? Con scioglimento dei partiti dei sindacati , delle istanze istituzionali? Scenario da circo. Il pericolo è ben più corposo.

La presa del Potere è pronta, tangibile, visibile! Uno stato eversivo sotterraneo, potente, attrezzato, armato, motivato, presente sul territorio, con capitali illimitati, sta spettando la caduta delle barriere democratiche e istituzionali di questo Paese: La Mafia! Non il novello saltimbanco, non un possibile riproporsi del terrorismo, ma le grandi divisioni della criminalità organizzata, Camorra, Ndrangheta, Cosa Nostra sono pronte a subentrare allo Stato democratico e a governare sul caos, a prendere definitivamente possesso del bene comune , ad occuparsi della nostra salute, dell’educazione dei nostri figli e nipoti, del funzionamento dell’economia, dell’”allietamento” del nostro tempo libero,…. Fantasie ?

In gioco sono le prospettive di convivenza civile e democratica dell’Italia. Nessuno oggi può assumersi la responsabilità di stare a guardare, il Paese, quello che soffre, quello che lavora o aspetta un lavoro, quello produttivo, quello intellettuale, il paese civile con tutte le sue forme organizzative e partecipative, dai sindacati alle associazioni dell’impresa, deve uscire allo scoperto, mettersi in gioco, far sentire il suo peso! Nessuno può assumersi la colpa di essere complice del “dopo” .

Riporto uno stralcio di un bellissimo intervento del mio amico Beppe Casadio stamattina su Facebook: “ Entrate in scena, è necessario! Fatelo con la vostra autonoma identità, assolutamente fuori da ogni collateralismo, che pure in campagna elettorale si è qua e là manifestato. Dite con voce forte cosa serve ora, subito, alle imprese, a chi sta perdendo il lavoro, a chi lo sta cercando.

Voi disponete di tutti gli elementi per dirlo con credibilità e autorevolezza; non siate “rispettosi” del travaglio che in queste ore tormenta il quadro politico uscito dalle urne. Invadete il campo. Farete così un grande servizio all’Italia, alla politica stessa oltre che a coloro che voi rappresentate.”

Anche, noi di quel 25 e +%, stiamo in scena, usciamo dal gioco delle dietrologie inconcludenti del “se..” , quella parte di mondo che ha votato progressista, la maggioranza relativa del paese, deve sentire il peso della nostra presenza attiva, vivace, propositiva. Abbiamo eletto un segretario con le primarie, poi con le primarie lo abbiamo candidato a Premier di un governo dei progressisti, ogni attacco alla sua figura è anche un attacco ad ognuno di noi, alla nostra idea di democrazia, al nostro senso di bene comune, il compito difficile a cui è chiamato nei prossimi giorni, la sfida programmatica che ha proposto ci è nota, non può essere condotta a nome suo, ma in nome di un senso di responsabilità che investe tutti noi.

Facciamo sentire questo nostra presenza fra i cittadini e la pubblica opinione, in tutti i luoghi e le sedi in cui ci è possibile farlo, si è conclusa una battaglia elettorale, comincia la battaglia per la democrazia, ora! Perché “dopo” è troppo tardi!