Castel BolognesePolitica

L’età dei morti da covid

A chi interessa conoscere l’età dei morti da Covid? Un morto è un morto. E per quale ragione allora viene snocciolata con continuità e insistenza fin da inizio pandemia? Potrebbe essere per sostenere che le persone anziane sono le più vulnerabili e quindi quelle a cui prestare la massima attenzione. Oppure potrebbe essere per significare che tutto sommato si tratta di morti anticipate solo di un poco, di persone già malate che già vedevano vicine o sullo sfondo la propria fine. E quindi di un prezzo che tutto sommato si può pagare all'”economia che deve girare”.

Ricordate il generale Figliolo dire da Fazio che i vaccini andavano somministrati a chi passava per strada in quel momento? Certo si riferiva alle dosi avanzate la sera, e perchè non andassero a male. Io penso però che quella sia stata una dichiarazione sbagliata. Chi “passa per la strada” non può essere una regola. Una dichiarazione che, a partire da una situazione da scongiurare – quella che pochi o tanti vaccini vadano a male – con ogni probabilità si è tradotta involontariamente in un sostegno alla pratica assai diffusa della clientela, del piccolo favore, del “tengo famiglia”. Alimentando forse così una sorta di mercato nero – non so se piccolo o grande – del vaccino. Il punto è che debbono essere chiare le regole e che nessuna di queste deve lasciare adito all’ingiustizia. Si tratta di qualcosa che sta certamente sotto per gravità a quanto dichiarato da Draghi in ordine al peso contrattuale delle categorie – diversificato da Regione a Regione – nella scelta delle priorità delle persone da vaccinare. Ma non per questo meno odiosa.

Assieme alle persone anziane, chi dovrebbe essere vaccinato con urgenza sono le così dette categorie fragili. Chi ha capito quali siano queste e come sono state coinvolte? Sono a conoscenza di situazioni di fragilità drammatiche presenti nelle famiglie, che attendono ancora di essere contattate. Conosco persone con 5 – 6 esenzioni per patologie, ancora non coinvolte.

E che dire della prossimità, dell’andare incontro alle famiglie e alle persone disagiate al proprio domicilio? Visitarle e curarle a casa, fare loro il vaccino a domicilio. Anche su questi temi si registrano problemi, dopo averne decantato per lungo tempo le virtù.

Altro tema drammatico è che la pandemia mette a nudo e amplia le fragilità delle persone. Tutti siamo a conoscenza di quanto questa questione – che si esprime sotto molteplici aspetti – sia presente ovunque. Di fronte a questo dato drammatico la risposta deve essere immediata e corale. Deve investire le persone singolarmente prese, e contemporaneamente tutte le istanze della loro rappresentanza a tutti i livelli. Bisogna darsi metaforicamente la mano e camminare insieme. 

Fra i tanti dubbi una cosa è certa: il virus si trasmette per inalazione e contatto. Bisogna quindi non respirare la Co2 di chi ci sta vicino e lavarsi spesso. Se si capisce questo si intuisce anche perchè determinate categorie subiscono restrizioni più di altre. Troppi governanti a tutti i livelli si agitano in difesa del disagio di alcune di esse, senza riflettere che quelle restrizione sono il frutto dei comportamenti sbagliati delle persone, di noi tutti. Ad esempio, se dopo Pasqua l’Emilia avesse i requisiti per essere arancione o gialla, quelle categorie avrebbero un poco di respiro. Mentre invece saremo rossi. Allora chiediamoci, di chi è la colpa?

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