Nel nome della proprietà privata

Capita sempre più frequentemente che camminando a piedi o in bici in campagna, in collina, in montagna, ci si trovi di fronte ad una messe di divieti, quando non ad ostacoli pericolosi per l’incolumità delle persone. Il tutto in nome della “proprietà privata” e del suo supposto sacro diritto alla intangibilità.

Personalmente penso sia giunto il momento di affrontare il problema. Chi deve farlo? Penso alle Unioni dei comuni, agendo dentro una legge di riferimento che dovrebbe essere dettata dalla Regione. Se la proprietà privata ha sicuramente il diritto di essere tutelata, le forme e i modi devono fare i conti, quindi relazionarsi, con l’interesse comune, il diritto dei cittadini.

Camminare a piedi, andare in bici e a cavallo, sono sicuramente diritti inalienabili e indisponibili per ogni persona. I sentieri di fiume, di canali e di valle, di collina e montagna, di campagna hanno sempre accompagnato l’errabondare degli individui alla ricerca del nuovo. Molti di questi sono diventati col tempo strade, altri no. Sono rimasti a formare e a mantenere viva la ragnatela delle esperienze, della curiosità, della ricerca del bello e del confortevole.

 

Allora perchè questa ostilità preconcetta e a volte cattiva? La foto sopra mostra lo sbarramento artificiale di uno di questi sentieri lungo il fiume Senio, corroborato con “brocche” di acacia spinate che hanno provocato danni ad un ignaro passante in bike che doveva tornarsene a casa. Episodi di questo tipo, quando non ancora più gravi, se ne sono contati a decine negli ultimi anni nel nostro territorio.

Aggiungo che alle ragioni del diritto di chi vuole camminare a piedi si affianca in questi tempi il tema del distanziamento sociale. Un tema a cui le persone reagiscono positivamente con la ricerca di una nuova relazione con il territorio. Le persone che si distanziano sono portate ad occupare nuovi spazi. Anche solo transitoriamente. Lo stiamo vedendo in queste settimane con il netto aumento delle presenze di cittadini nei luoghi di interesse delle campagne, della collina e delle montagne. Questo a compensare i danni recati nel passato recente da un turismo di massa e antropizzato, quasi insostenibile, che il Covid ha solo posto allo scoperto.

Esistono quindi cento ragioni per governare questo tema, definendo almeno regole minime di diritto comune e una organizzazione funzionale. Per altro nazioni e regioni da questo punto di vista più avanzate di noi, hanno affrontato da anni questo tema offrendo soluzioni buone e utili per tutti. Sono migliaia e forse più i chilometri che, stando anche al solo Trentino, pedoni e ciclisti possono percorrere lungo le carraie e gli stradelli di campagna in mezzo ai frutteti in piena coabitazione e collaborazione con i contadini e i loro trattori.

Allora perchè quello che si può fare così vicino a noi non è possibile copiarlo ed eventualmente migliorare? Sono forse le nostre Associazioni di settore meno aperte al nuovo? Sono forse i nostri amministratori comunali e della Regione meno capaci di quelli del Trentino? Non credo. Allora perchè questo ritardo in una Regione che per tanti altri aspetti è all’avanguardia?

Le cose da fare sarebbero poche e semplici. Innanzi tutto si potrebbe aprire un bel dibattito pubblico per fare parlare le persone. Organizzare qualche conferenza con la collaborazione di coloro che questa esperienza l’hanno già percorsa. Andare a vedere nei luoghi dove questo problema è stato risolto e prendere contatto con la realtà. Rendersi conto si persona. In seguito occorrerebbe, al livello in cui si decide di intervenire (Unioni comunali, Provincia?), un tavolo di indirizzo affiancato da uno di progettazione. Di cosa? Di una rete di percorsi segnalati, con regole di base per tutti.

La Regione può aiutare? Certamente, innanzitutto verificando l’opportunità di una legislazione di scopo, qualora manchi o sia insufficiente. Poi offrendo la sede istituzionale per affrontare il tema dei finanziamenti delle opere progettate.

In questa partita però, la cosa più sorprendente è la presso che totale assenza dalla discussione da parte del mondo associativo di chi va a piedi, di coloro che vanno in bicicletta e a cavallo. Ma anche da parte delle associazione del mondo ambientalistico, di coloro che avrebbero notevoli interessi economici (agriturismi, ristoratori, cantine e altri) a far si che questo segmento di turismo eco sostenibile, dei luoghi e delle esperienze avesse a prendere piede. Speriamo che la sensibilità su questo tema possa estendersi e che ogni Associazione decida di fare la sua parte.