A Roma le sembianze di un colpo di stato

Lom a merz.
Lom a merz.

Ieri quando ho visto che la fascia di sindaco di Roma veniva posta sulla spalla di un oscuro prefetto, sono stato colto da una tristezza infinita. Mi chiedo come può accadere, il Italia, che una Autorità tolga la fascia – il segno distintivo – al Sindaco della Capitale democraticamente eletto dai cittadini e la ponga dopo qualche ora sulle spalle di una persona da lui scelta e che a lui solo deve rispondere. Avvalendosi, fra l’altro, in questo dei poteri di una carica a capo della quale nessun cittadino lo ha eletto.

Il gesto di quanto accaduto a Roma in questi mesi, ha avuto per me il sapore di un colpo di stato. Per altro perpetrato, il gesto, da una persona che assume in se, contemporaneamente, la carica di Capo del governo e di capo del partito che lo sostiene. Una persona quindi, dai poteri illimitati e sempre meno controllati, in ragione delle “riforme” che, con l’appoggio della destra – solo virtualmente all’opposizione – sta imponendo a noi tutti.

Tutto questo viene confermato dai primi atti compiuti dall’oscuro prefetto che si è immediatamente mosso a mio modo di vedere con arroganza e piaggeria. I lati peggiori di un ruolo istituzionale che, come colmo, nessuna elezione democratica gli ha conferito. Dichiarare di non volere veder il sindaco legittimamente eletto e spodestato senza giustificati motivi, correre immediatamente in Vaticano per chinarsi in maniere non usuale (e forse nemmeno gradita) di fronte al Papa, mostrarsi al popolo dal balcone del Palazzo del potere come un nuovo Imperatore sembra voglia testimoniare che del suo mentore, forse non abbiamo ancora visto il peggio.