La tovaglia della storia

Tovaglia 1E Berta filava, filava la lana, la lana e l’amianto del vestito del santo che andava sul rogo… . Mentre vedevo Marisa ricamare quel fine ordito, mi veniva alla mente la canzone di Rino Gaetano (potete ascoltarlo nel bel video posto nella colonna di destra) e il lavoro delle nostre nonne per creare dai sottili fili di canapa il filo, che poi serviva a tessere tele di stoffa (a volte arricchite con cotone o lino), che a loro volta venivano diligentemente ricamati per il corredo delle figlie.

Una bella sera, dopo tanto ricamare, Marisa mette in campo una grande pezza di tela. La sua intenzione era di istoriarla con dei ricami, impreziosita con una lunga corsia all’uncinetto. La tela, bianca, era abbastanza ruvida e grezza, se pensiamo alle tovaglie o lenzuoli di oggi. Ma era di grande qualità e valore, se invece riportiamo la mente a come quella tela era nata.

Non sto a parlare della coltivazione della canapa e delle “buche” d’acqua, presenti in ogni casa di campagna, dove la canna, tagliata a mazzetti (mannelle?), veniva posta a macerare per 19 giorni. Per poi gramarla, ricavandone piccole “balle” che poi venivano filate, ricavandone, appunto, il filo. Mi piace mettere in risalto il fatto che quel filo di canapa ha “legato”, ha tenuto insieme, tre-quattro generazioni di donne della nostra campagna.

Infatti, la nonna di Marisa, a suo tempo, con il fuso, l’arcolaio e il supporto dei denti e della saliva, ha filato la canapa. Quelle matasse di filo sono poi passate nelle mani delle sue figlie che le hanno tessute, creandone dei lunghi teli. Teli che a loro volta sono passati alle proprie figlie, che li hanno ricamati con pazienza, garbo ed arte. Teli che oggi ornano le loro tavole e quelle dei loro figli… e qui forse quella storia di almeno cent’anni finirà.