Bella sorpresa, progetti avanzati per le ciclabili del Lamone e del Santerno. Mentre il Senio …


Esprimo nel sito dove mi sento meno vincolato dai problemi della rappresentanza, alcune riflessioni su temi che riguardano l’impegno che svolgo di guidare una Associazione di volontariato che vuole valorizzare il fiume Senio.

Da tre anni gli Amici del Senio sostengono l’idea di un percorso ciclo-naturalistico sulle rive del fiume dalla collina al mare. Cento iscritti all’Associazione; mille firme in calce ad una petizione; cento incontri con istituzioni, associazioni e singoli; trenta iniziative sugli argini del fiume; cinque mila chilometri percorsi nel tentativo di annodare tutti i fili alla ricerca del consenso, non hanno prodotto per il Senio alcun risultato concreto. Certo, attenzione, ascolto, sostegno mediatico e di prammatica, anche simpatia, ma nulla di concludente.

Arriviamo così a sabato scorso quando, al convegno degli Amici del Senio nella bella cornice della Fiera dell’Agricoltura di Faenza, l’amministrazione comunale manfreda fa sapere che loro, in accordo con l’Unione dei comuni della Bassa Romagna, hanno già redatto il progetto preliminare per la ciclabile sul fiume Lamone e che sono pronti per i bandi transfrontalieri. (Credo voglia dire che sono pronti per partecipare ai bandi per i finanziamenti europei). Esattamente quello che gli Amici del Senio chiedono da tre anni per il fiume Senio, nel silenzio più totale, alle Unioni dei comuni della Romagna faentina e della Bassa Romagna.

Il giorno dopo – domenica – mi capita di leggere la cronaca locale del Corriere di Imola. Apprendo che la città Metropolitana di Bologna ha stanziato milioni di euro per il percorso ciclo-naturalistico del fiume Santerno. C’è una piccola parte a carico dei vari comuni e stanno discutendo ora come ripartire l’onere. Scrive l’articolista che adesso fare quell’opera è come fare “un gol a porta vuota”.

Dopo queste notizie è il caso di dire che il cerino dell’inconcludenza rischia di rimanere nelle mani del fiume Senio. Onestamente, va detto che al Senio restano ancora due carte da giocare: quella della Linea Gotica e quella della legge per la ciclabilità regionale. Speriamo di riuscire a giocarle bene. Ma quanta amarezza.

Il Direttore del Parco dei Gessi, nel corso del suo apprezzato intervento di sabato a Faenza, ci ha parlato dei “budelli del Senio”. Per noi una novità. Si tratta di aree intercluse fra i vecchi argini del Senio e quelli realizzati ad inizio novecento nel tentativo (per fortuna poi cassato) di velocizzare il corso dell’acqua del fiume fra Castel Bolognese e Solarolo. Ebbene, Massimiliano ne ha parlato come area di grande interesse ambientale e naturalistico che la ragione vorrebbe fosse in futuro tutelata in qualche modo.

Ho subito pensato allo scempio che l’Autorità del fiume sta compiendo dalle parti di Castel Bolognese, radendo completamente al suo una foresta di alberi ad alto fusto cresciuti nel fiume negli ultimi 30 – 40 anni – parte dei quali messi a dimora da loro stessi – a suo tempo – nel tentativo, riuscito – di consolidare le rive del fiume stesso. Se il criterio di manutenzione per i budelli sarà quello di Castello,

Poi, ho pensato al racconto di un uomo di fiume di San Potito che mi ha detto di quando, dopo la guerra, il guardiano del fiume bandiva l’asta per aggiudicare lo sfalcio degli argini. Allora il concetto di manutenzione era ben diverso da oggi. Sicuramente più attento e coinvolgente. Ad un certo punto il guardiano accendeva un cerino e l’offerta più vicina al suo spegnimento si aggiudicava il lavoro.

Queste due vicende si possono leggere in modi diversi. Io le leggo così.

Non rispondere a istanze dei cittadini che si mobilitano per avanzare proposte di ordine sociale e di bene comune, potrebbe portare acqua a concezioni leaderistiche, poco democratiche e che poco hanno a che vedere con il basilare concetto democratico della partecipazione.

Sul tema della manutenzione del fiume la cosa poco sopportabile, ancora prima del merito, è il rifiuto di chi ne ha la responsabilità tecnica del dialogo costruttivo con i portatori di interessi: dalle Amministrazioni comunali alle Associazioni. E’ a mio avviso scandalosa una divaricazione così apparentemente netta e ingiustificata fra le linee guida dettate e il comportamento di chi deve eseguirle.