Amianto, contributi alle aziende

Nel corso della vita lavorativa di ognuno, ci sono cose che restano più di altre. Per quanto mi riguarda, una di queste è la vicenda dell’amianto. Sia per i danni alla salute delle persone, ma particolarmente per la ragione che non si fa abbastanza per rimuoverlo dal territorio. Non riesco a capacitarmi di questa insensibilità da parte di chi amministra gli enti locali e i presidi sanitari. La giustizia, con centinaia e centinaia di sentenze passate in giudicato, ha dimostrato che l’amianto sta causando la morte di migliaia di persone e che il picco massimo delle morti è atteso per i prossimi anni. La provincia di Ravenna è pienamente coinvolta. Ricordate i diversi interventi pubblici da parte del giudice Roberto Riverso? Eppure niente, o quasi niente. Con la scusa di non sollevare allarmismo, si preferisce non parlarne, o circoscrivere al massimo l’argomento.

Ricordo che il pericolo consiste nel respirare le fibre di amianto che si liberano nell’aria, quando il materiale, sotto l’usura del tempo o lavorandolo, si sfalda. Parlo, ad esempio, dell’eternit che da decenni ricopre fabbriche, pertinenze, magazzini, tettoie, pollai, cucce e che tutti possono vedere in tante parti del territorio. Se si è sfortunati, queste fibre possono allocarsi negli alveoli polmonari e agire con un periodo di latenza che può superare i vent’anni. Quando l’eternit si sfalda la legge prevede l’obbligo del trattamento (vernice) o della rimozione, con tutte le prescrizioni previste dalla legge setssa. Segnalare situazioni di pericolo al Sindaco (prima autorità sanitaria del comune) e/o all’Ufficio Igiene dell’Ausl, comporta per loro il dovere di attivarsi per i rilievi del caso. Nel caso di positività riscontrata dagli organi ispettivi, l’Ausl emana le prescrizioni che il Sindaco deve rendere cogenti tramite Ordinanza sindacale (trattamento o rimozione). Affermo questo a ragion veduta, dopo avere trattato l’argomento nel corso della mia esperienza di assessore alla Sanità.

Il consigliere comunale del PD, Thomas Casadei, ci informa che la Regione ha emesso un Bando, che mette a disposizione 10 milioni di euro, per promuovere la rimozione e lo smaltimento dell’eternit, anche in collegamento con l’istallazione sui tetti dei pannelli fotovoltaici e interventi per la promozione del risparmio energetico. I destinatari del bando sono esclusivamente le piccole e medie imprese emiliano-romagnole. Il contributo potrà arrivare alla cifra di 150.000 euro a fondo perduto. La trasmissione delle domande deve avvenire entro le ore 16 del 16 giugno prossimo. Il testo completo del bando è consultabile alla pagina del sito Por-Fesr.

Molti siti industriali di Castel Bolognese sono ricoperti da decenni di eternit, il famoso cemento-amianto. Sarebbe importante che le aziende si ponessero il problema e decidessero di affrontarlo, proponendosi per acquisire i finanziamenti disponibili, prima che diventi per loro un problema non più rinviabile e caso mai, per i costi, esclusivamente in capo a loro. Occorrerebbe informare bene le aziende circa la portata del problema. Casomai porle anche di fronte alle proprie responsabilità ed esercitare una discreta ma ferma persuasione morale. Contemporaneamente sarebbe necessario rilanciare peridicamente e con continuità il problema della dismissione delle piccole partite di amianto presenti in tante abitazioni. Dove già esiste un regolamento del comune e un accordo con Hera per lo smaltimento.

Insomma, il problema amianto è molto ampio, le difficoltà, a partire dai costi della dismissione, sono di assoluto rilievo, ma la possibilità di operare esiste. Bisogna crederci.