Il punto sulle centrali a biomasse in provincia

La centrale a biogas di Granarolo

Il problema delle centrali a biomasse (solide e liquide) e a biogas, resta di grande attualità. Ad oggi, in provincia di Ravenna sono state concesse 34 autorizzazioni, mentre per 4 è in corso l’istruttoria. Si sa che le domande di autorizzazione sono state un numero maggiore. Diverse sono state ritirate, altre non sono state accolte. Questo a testimonianza del fatto che l’istruttoria non è formale e l’attenzione ai requisiti è sostanziale.

La grande maggioranza degli impianti, 30 su 38, ha una potenza inferiore ad 1 Mw. Va detto che molti impianti, particolarmente fra quelli di maggiore potenza prodotta, sono legati ai cicli produttivi delle aziende, nel senso che utilizzano i prodotti di scarto, e questo è buona cosa. Mentre per le altre, l’approvvigionamento della materia prima avviene tramite il mercato.

Nessuna notizia per quanto riguarda la centrale a biogas di cui si è parlato a Castel Bolognese. Non risultano richieste di autorizzazione in corso. E anche questa è una buona notizia, per le ragioni espresse in passato.

Le preoccupazioni sono ancora quelle già descritte. La maggiore è quella relativa all’approvvigionamento delle materie prime che, quando investe il terreno agricolo, potrebbe determinare sconquassi nelle produzioni tali da incidere negativamente sul lavoro. Poi alcune tematiche ambientale come i trasporti e i fumi e, non ultimo, il rapporto con le popolazioni, le quali vanno poste nella condizione di esprimere un peso determinante nella scelta.

Fra quelle autorizzate amministrativamente, c’è quella di Russi: quella enorme da 33 Mw, quasi quanto tutte le altre messe assieme. Se si pensa che, secondo gli esperti, per ogni MW di potenza occorrono 400 ettari di coltura dedicata e siccome la pioppella si raccoglie ogni 2-3 anni, per alimentare quella centrale occorreranno 36.000 ettari, ovvero un terzo di tutta la superficie agricola della provincia di Ravenna.

Per concludere, un aiuto a distinguere le varie centrali.

Centrali a biogas. Sono quelle che bruciano il metano prodotto da fermentazione, quindi non bruciano materiali solidi, come, legno, ecc. . Non può sfuggire il fatto, come molti scienziati affermano, che si dovrebbe aprire con più decisione la strada di immettere quel metano nella “rete” per usarlo direttamente nel riscaldamento delle abitazioni, invece di bruciarlo per produrre energia per scaldare le stesse abitazioni.

Centrali a biomasse solide. Sono quelle che bruciano materia solida: legno cippato, vinacce, ecc. .

Centrali a biomasse liquide. Sono quelle che bruciano sostanze liquide: oli e simili.