To Rome with love, film di Woody Allen

“To Rome with love”, di Woody Allen. (recensione di Lucio Sportelli)

Ancora abbiamo negli occhi “Midnight in Paris” quando Woody Allen esce già con un nuovo film: To Rome with love.

Questa volta, come si intuisce dal titolo, il film parla di Roma, “la città eterna in cui niente cambia”, come cita uno dei protagonisti, e dei romani, o per meglio dire degli italiani in generale.

A me il film è piaciuto e mi ha divertito, per esempio è spassosissima la trovata del tenore che sa cantare solo sotto la doccia. Ho apprezzato molto anche che Allen sia tornato a vestire i panni dell’attore oltre che del regista, mi mancava e devo dire che è ancora in forma.

Ho sempre apprezzato molto il lavoro di Woody Allen. Mi sono piaciute quasi tutte le sue sceneggiature e alcuni suoi film sono tra i miei preferiti, per citarne qualcuno dei più datati “Amore e guerra”, “Io e Annie” e dei più recenti “Scoop” e “Basta che funzioni”.

Purtroppo gli apprezzamenti si fermano qui per fare spazio a pecche più o meno piccole. La pecca più eclatante, ma meno importante, è che per ben tre volte il microfono entra in scena. Mi chiedo come sia possibile.

Altra pecca è che gli italiani non sono molto ben rappresentati dai personaggi del film. Il vigile urbano che apre il film sembra tutto tranne che un vigile. La coppietta di giovani sposi sembra uscita dagli anni ’80. L’uomo comune, interpretato da Benigni, che diventa famoso a sua insaputa sembra Scaiola. Poi c’è l’attore famoso che insidia la provinciale di turno. L’Italia non è tutta qui, non può essere tutta qui. Ammetto che l’Italia è anche molto peggio, ma non volendo trattare il ‘molto peggio’ penso che lo sguardo di Allen si sia fermato troppo in superficie. Peccato.

L’ultima pecca e questa non è colpa del regista, semmai è nostra, è il doppiaggio. Purtroppo questo film andrebbe visto in lingua originale, perché il doppiaggio lo uccide. Ci sono scene al limite del comprensibile per via del fatto che non si riesce a distinguere chi parla italiano perché italiano e chi parla italiano perché doppiato.

PS: ho deciso di recensire questo film perché il penultimo che ho visto mi ha fatto talmente ribrezzo che quasi mi vergogno a confessarlo. Era “Battleship”. Osceno film di fantascienza con alieni pronti a invadere la terra, ma grazie al protagonista, bello e maledetto, e ad un manipolo di vecchietti (non sto scherzando) anche questa volta l’invasione è sventata per un soffio. Ho sperato per tutto il film che almeno finisse in tragedia, ma niente da fare! Lo metterò nella mia personale classifica dei 50 peggiori film della storia del cinema.