Il terremoto, dall’Emilia un esempio

(Foto: rainews24.rai.it)

Ieri mattina quando tutto ha tremato la mente è tornata al dramma dell’Aquila e dell’Abruzzo. Poi, man mano arrivavano le notizie e l’evento assumeva il suo tragico contorno di distruzione e di morte, quando si è capito che la zona maggiormente colpita è stata l’Emilia della “bassa”, ho pensato che gli emiliani e i romagnoli dovranno riuscire a scrivere una nuova pagina nella storia delle catastrofi naturali. La tradizione  di buon governo, di riformismo, di inventiva e di tenacia degli abitanti di questa terra dovranno venire alla luce anche in questo caso.

Aldilà delle vicende umane, alcuni aspetti della tragedia mi hanno particolarmente colpito: l’estrema vulnerabilità delle vestigia storiche e la grande fragilità dei capannoni industriali, delle fabbriche.

Frequento spesso, per diporto, i luoghi della “bassa” emiliana e debbo dire che i manufatti storici, che hanno la caratteristica di punteggiare il territorio e di non essere solo aggregati nelle cinte storiche, hanno sempre colto il mio interesse. Parlandone con i cittadini si è sempre capito che abbiano rappresentato l’dentità del territorio. Quel qualcosa che lo caratterizza e che tiene assieme le persone, favorendo il senso della comunità. Si capisce questo anche dalle tante forme di volontariato che hanno contribuito a mantenere in vita e fruibili quelle costruzioni. Ebbene, sarebbe straordinariamente bello se la comunità emiliana e romagnola decidesse che queste chiese, questi palazzi, queste torri, questi castelli, questi teatri, questi municipi, fossero ricostruiti con le loro pietre originali. Io credo che uno sforzo comune, concorde e solidale degli emiliani e romagnoli possa riuscire nell’intento.

Desta grande sorpresa la fragilità delle fabbriche, degli impianti industriali e anche delle stalle. Per quello che rappresentano e racchiudono in esse, dovrebbero essere fra i luoghi più sicuri. Invece, si era già visto con la neve, crollano come fuscelli. Credo che questo aspetto richiami alla luce i criteri di costruzione e la mancata attenzione al tema della loro sicurezza, a partire dalla tutela delle persone che vi lavorano, fino a toccare gli impianti. Se al primo evento calamitoso vengono distrutte le fabbriche, viene colpito ciò che dovrebbe rappresentare il fulcro della ripresa. Ecco perchè questi luoghi debbono essere maggiormente protetti. Ecco perchè la legislazione urbanistica, anche in Emilia, deve essere rapidamente adeguata.