L’amianto nelle condotte dell’acqua

Castel Bolognese (2009)

La sentenza di Torino ci dice senza equivoci, quanto l’amianto (eternit) sia stato e sia tutt’ora pericoloso. Di amianto si può morire. E noi tutti siamo circondati da amianto. Penso sia dovere di tutti coloro che sono preposti alla tutela della salute dei cittadini, e di tutte le persone sensibili al tema, riprendere e rilanciare la “questione amianto”. Pena, il dubbio della correità morale, rispetto ai danni che possono essere provocati.

Sabato scorso il Carlino e il Corriere di Romagna trattavano nella cronaca ravennate l’argomento. Con due articoli, chiari nella loro esposizione, hanno reso pubbliche interessanti informazioni che ci illustrano la gravità del problema e che difficilmente potranno essere derubricate – qualora qualcuno fosse intenzionato farlo – dall’ordine del giorno delle pubbliche amministrazioni.

Riporto solo alcune di queste informazioni, rimandando chi fosse interessato alla lettura completa degli articoli. Solo nel comune di Ravenna ci sono 750 km di condutture dell’acqua potabile in cemento-amianto. Hera dice che vengono svolti sei controlli all’anno per verificare che le condutture non rilascino fibre. Di ce che tutti i campionamenti hanno avuto esito negativo anche perchè il contenuto calcareo dell’acqua “distribuita con caratteristiche volutamente incrostanti” crea sui tubi una pellicola che evita il rilascio di fibre. Quindi, se non capisco male, tutto quel calcare che rende l’acqua “pesante”, poco gradevole da bere, e che incrosta i tubi dei nostri impianti e tutti i nostri elettrodomestici, è messo in circolo appositamente per contenere il pericolo amianto. Perchè cambiare i tubi dell’acqua, Hera dice, assumendo una veste non propria, costa troppo.

Se avete ben presente, in generale si afferma che le fibre di amianto sono pericolose solo se vengono inalate. E che non sono pericolose, se vengono mangiate o bevute. Ma se così fosse perchè i controlli e l’incapsulamento delle condutture dell’acqua. Evidentemente così non è. Quantomeno esiste “un ragionevole dubbio” tant’è che nello stesso articolo la rappresenante dell’Ausl dice che “al momento non si evince una chiara corrispondenza tra l’ingestione delle fibre di amianto e lo sviluppo di tumori dell’apparato gastro-intestinale”. Una dichiarazione questa, per la verità non nuova, che non può essere sottaciuta e che, invece, deve suscitare un giusto allarme. Dire che “al momento” non è dimostrata “una chiara corrispondenza”, vuol dire che al momento c’è un ragionevole dubbio e che domani potrebbe diventare certezza.

Circa l’argomento delle tubature dell’acqua – che va a mio avviso inserito a pieno titolo nel dibattito sull’amianto  e posto a fianco di quello, sicuramente più urgente, del rilascio volatile delle fibre – sarebbe interessante conoscere i dati relativi a tutti i comuni della provincia. Mi riferisco a quanti chilometri di tubature in cemento-amianto ci sono comune per comune, a quanti controlli Hera fa ogni anno e con quali risultati.

Sempre in uno degli articoli di sabato si informava che ancora 22 edifici pubblici della nostra provincia sono interessati dalla presenza di amianto e che quello col punteggio maggiore (1324), quindi – ritengo – messo peggio, è “la palazzina degli uffici al campo sportivo Bolognini di Castel Bolognese”.