La piazza e Renzi

Trovo criticabile che la bella manifestazione del PD di ieri per la ricostruzione dell’Italia, sia stata sporcata da quel gruppo di democratici che hanno insultato Renzi. Trovo sbagliato che il segretario Bersani non abbia ritenuto minimamente di stigmatizzare di fronte alla piazza l’accaduto. Mi chiedo cosa significhi il fatto che, mentre si fa la corte a Casini, non si tolleri Renzi. Purtroppo in questo partito che si chiama e vuole essere democratico, simili episodi sono frequenti e dovrebbero fare riflettere. Sia che siano rivolti contro Renzi, che contro D’Alema o Veltroni. Un vizietto questo pare molto diffuso, che ci ha toccato anche a Ravenna, allorquando, dopo le primarie per il presidente della Provincia, un gruppo di giovani del Pd non trovò di meglio che dileggiare pesantemente Serena Fagnocchi dalle pagine di Facebook.

Ho ascoltato tempo fa Renzi a Faenza in una sala Zanelli, nel centro fieristico, stracolma come mai l’avevo vista. Significherà pur qualcosa questo, così come la presenza a Firenze di Del Rio, sindaco di Reggio Emilia, del vice di Errani, del sindaco di Faenza e di metà della sua giunta, tanto per restare vicino a noi. Vogliamo dire che sono tutti venduti al nemico e, peggio, dei traditori? A Faenza Renzi fece un intervento, debbo dire molto applaudito, nel corso del quale sfoggiò in parte la sua tecnica comunicativa. A me parve non meno efficace e certamente non meno degna delle barzellette.  Renzi ha poi via via espresso posizioni sempre più moderate – condite con qualche bischerata come quella di andare ad Arcore -, molte delle quali per me assai discutibili, ma non per questo meno degne di trovare cittadinanza nel Pd. E’ fuor di dubbio che nel Pd esista una consistente area critica non riconducibile ad un fronte unico. Nessuno può far finta di nulla. Tocca ai dirigenti operare perché il dibattito si sviluppi dentro la cornice, senza scomuniche; tocca poi ai dirigenti sapere produrre il livello di sintesi più alto possibile.