Il caso Galeotti/2

La stampa locale di sabato ci ha fornito il resoconto di una conferenza stampa gestita dal segretario regionale della Cgil, sul caso Galeotti. Al suo fianco solamente Idilio Galeotti. Il caso era nato dalla decisione della segreteria provinciale della Cgil di licenziare in tronco il sindacalista dal suo incarico di coordinatore comprensoriale della Cgil di Faenza, con l’accusa, traduco, di avere tenuto troppo alto i toni della vicenda Omsa (chiusura della fabbrica e licenziamento di oltre 300 dipendenti).

Una motivazione singolare, una procedura irrituale. Molti lavoratori e attivisti hanno protestato, ponendo sostanzialmente al centro il tema della democrazia sindacale. La sorpresa, lo stupore e la protesta sono stati grandi anche in ambienti non sindacali, ma idealmente vicini alle istanze delle lavoratrici di una delle aziende simbolo di Faenza. I resoconti della stampa ci hanno detto che il segretario regionale ha ribadito stima e fiducia in Galeotti. Purtuttavia, essendo stato posto un problema dalla struttura titolare dell’incarico affidato a Idilio – ritenendo non opportuno sconfessarla platealmente, aggiungo io – il segretario regionale ha preso atto della richiesta di avvicendamento ed ha proposto a Galeotti diversi incarichi fra cui scegliere, sia a livello regionale che nella stessa Cgil di Ravenna. Galeotti, seppure malvolentieri, ha accettato il percorso proposto, che sarà gestito nei tempi politici del caso.

Si può dire come una brutta vicenda sia stata ricondotta, grazie alla voce di tante lavoratrici e lavoratori e alla sagacia del segretario regionale della Cgil, in un alveo di maggiore correttezza. Resta da vedere quali risposte verranno date ai due temi essenziali che questa vicenda ha posto in campo: il ruolo, la funzione e i poteri del coordinamento comprensoriale della Cgil e il ruolo degli iscritti e dei delegati dell’area nella scelta dei loro dirigenti. Abbastanza difficile quindi pensare, se ben conosco i rituali della Cgil, che questa vicenda sia finita qui.