Su quell’argine occorre intervenire subito
In attesa del Piano di Ambito e dei lavori del futuro

Il tratto di argine del Senio fra Ponte del Castello e Tebano, pare continui ad essere figlio di un dio minore. Nessuno interviene per la manutenzione ordinaria che sarebbe indispensabile.
Relativamente a questo tratto di argine gli Amici del Senio e il Comitato alluvionati, dei quali faccio parte, hanno ripetutamente segnalato problematiche alle quali nessuna Autorità, al momento, ha ritenuto di rispondere con chiarezza. Nemmeno come atto di cortesia.
Quali sono i problemi principali individuati?
1 – Scendendo dal ponte di Tebano, dopo la prima curva del fiume, l’argine sinistro è ancora eroso (quindi indebolito) dalle esondazioni del 2023; al centro delle erosioni da qualche mese c’è la tana di un fossore importante. Tutto questo mentre nello stesso tratto di fiume l’argine di destra è stato alzato e rinforzato. Quindi: l’argine di sx che deve proteggere gli abitati di Castel bolognese e della vallata si trova ulteriormente indebolito, mentre quello di dx che deve proteggere i campi che, all’occorrenza devono essere al servizio delle esondazioni controllate, è stato rafforzato.
2 – Il muro di cemento armato, eretto oltre cinquant’anni fa in fondo alla via Boccaccio a protezione di Castel Bolognese, ha dimostrato la sua vetustà. Nel corso delle fiumane del 2023, come i filmati dimostrano, l’acqua è fuori uscita da diversi punti del muro, ponendo in chiaro un problema non più eludibile.
3 – Nella zona di via Burano, il taglio dell’erba in un breve tratto dell’argine compiuto da un privato cittadino ha mostrato la presenza di diverse tane di fossori.
4 – Circa un km dopo, verso il Ponte del Castello, sulla sommità dell’argine di sx si è creata da tempo una crepa lunga diversi metri. Crepa che, avendo fra altro accolto l’acqua caduta in questi giorni, ha probabilmente indebolito quel tratto di argine.
5 – Prima dell’abitato del Ponte, a ridosso del distributore di benzina, fin dagli eventi del 2024, un tratto interno dell’argine, risulta collassato.
6 – Tutto l’argine di cui si parla non è stato oggetto del taglio della vegetazione, che invece è avvenuto negli argini dal Ponte del Castello al Reno. Questo è veramente incomprensibile e, forse, degno di valutazioni anche dal punto di vista giuridico. Oggi quell’argine in molti tratti è trasformato in una giungla inestricabile. Non tagliare la vegetazione significa escludere la possibilità di controllare, ad esempio, la presenza e il lavoro dei fossori, certamente presenti.
7 – Ci risulta essere ancora in atto la malfunzione delle chiaviche che portano l’acqua che piove dalla campagna al fiume.
Sappiamo che nella prospettiva si metterà mano a qual tratto di argine. Si sta redigendo il Piano di Ambito, uno strumento di programmazione che prevederà la classificazione dell’arginatura. Quindi il suo rafforzamento, accanto alla scelta di destinare ad esondazioni controllate oltre 160 ettari di terreno agricolo alluvionale, da Riolo Terme a Castel Bolognese.
Queste scelte sono positive perchè serviranno sicuramente a mitigare il rischio di allagamenti. Ma dobbiamo valutare due problemi fra loro correlati. Il primo è dato dai tempi che è logico prevedere molto lunghi per la conclusione dei lavori. Entro l’anno si presenterà la bozza di un piano che prevederà certamente un lungo iter approvazione, usciti dal quale, una volta approvato, dovranno scaturirne i progetti (preliminare, definitivo, esecutivo, ai quali seguiranno i bandi pubblici. Poi i lavori. Passeranno certamente anni, forse molti anni, prima di vederli conclusi.
Allora, se i tempi per la realizzazione delle opere importanti saranno molto lunghi, occorrerà vedere cosa si può e si deve fare per limitare i pericoli che potranno derivare da quel tratto di argine malsano. La risposta parrebbe semplice: in attesa del meglio è necessario che quel tratto di argine sia correttamente manutentato. Come si sta facendo dalla via Emilia fino ad Alfonsine. Quindi che sia pulito almeno due volte l’anno e che si intervenga dove è necessario (tane, crepe, frane, il muro di cemento, le chiaviche di scolo dei campi) e forse altro che i tecnici sapranno individuare.
E’ opportuno che l’Autorità del fiume – nelle sue componenti tecniche, politiche e amministrative – manifestino la volontà precisa di fare da subito tutto il possibile.
Foto: tana di fossore, Castel Bolognese zona Fornaciotto.




