Tolfa e Tuscia in camper

Tolfa – Panorama

La meno celebrata etruria laziale, ci incuriosiva. Ora non più, ci siamo stati e ne è valsa la pena. A chi, come noi, viaggia in camper potrà fare piacere avere qualche informazione. E noi non ci sottraiamo dal raccontare la nostra esperienza. Siccome ci risulta più comodo, lo faremo suddividendo il viaggio in giorni e introducendo alcune foto dopo ognuno di essi. In questo modo l’articolo non sarà breve, ma risulterà omogeneo.

Il viaggio si è dipanato in questo modo: Castel Bolognese (Ra), Cerveteri, Roma, Civitavecchia, Tolfa, Sansepolcro, Castel Bolognese. I chilometri percorsi sono stati 830.

Mercoledì 22 novembre. Siamo arrivati verso sera nell’area camper Fenicottero rosa, località Sasso, a tre chilometri da Marina di Cerveteri, percorrendo la E-45 fino ad Orte, poi per Viterbo, Vetralla, Capranica, Manziana. Strade, purtroppo in cattivo stato. Siamo ospiti in una tenuta di 35 ettari, media collina, spoglia, terreno poco fertile, i cui proprietari hanno operato per volgerla ad attrazione turistica. Il laghetto per la pesca, alcune buche per il golf, tanto spazio per camper, roulotte e tende con servizi di campeggio, ristorante, e altro. A poche decine di metri dall’area camper due pozze in continua ebollizione di fanghi solfurei. Questa è stata zona vulcanica con lasciti un tempo preziosi come il caolino – usato per la porcellana – l’allume – usato nella concia delle pelli – e lo stesso tufo – servito ad usi civili. Oggi, a sfruttamento mineralogico ultimato, resta, in qualche caso, l’uso termale delle acque calde. Non è poco, ma non basta per dare sostentamento alla popolazione locale, costretta per lavorare a puntare su Roma.

Giovedì 23. Col camper, visita alla necropoli di Cerveteri e al suo Museo collocato nella cittadina. Si parcheggia comodamente davanti all’ingresso. Si parte con la visione di un filmato sul sito e con la visita – accompagnati da un operatore – ai tre tumuli giudicati di maggior rilievo, dove la voce di Piero Angela e l’animazione prodotta all’interno, ci danno i ragguagli storici delle particolarità del luogo. Davvero molto interessante.

Il sito è di quelli importanti, griffato Unesco. Lungo il percorso si è aiutati nella lettura dall’audio guida consegnataci all’inizio. I tumuli, rotondi e singoli quelli delle persone importanti e squadrati e multipli (come le case popolari del dopoguerra) quelli dei popolani, furono scavati dentro la colata di tufo. Colpisce la loro architettura che dimostra uno stato molto avanzato di civiltà, assieme all’intraprendenza di un popolo – evidente la relazione con le civiltà fenicie ed egizie – oramai sicuramente definito come nativo dell’Italia.

Ne abbiamo la prova, visitando il Museo che si trova a Cerveteri (comodo parcheggio davanti al cimitero), constatando la fattura e il senso delle migliaia di oggetti che facevano parte dei ritrovati corredi funerari. Di grande valore due opere recuperate recentemente dal museo americano di Paul Ghetti junior. Da annotare che quanto si ammira nel Museo è solo una piccolissima parte del tesoro della necropoli: molto di più si trova esposto a Villa Giulia a Roma. E chissà quanto sparso nei musei del mondo e nelle case dei privati cittadini.

Al termine della visita al Museo, una rapida occhiata a Cerveteri, ci ha fatto notare una cittadina con diverse vestigia antiche, ma purtroppo soffocata dalle auto.

Il biglietto cumulativo per la visita alla necropoli e al museo, costa 8 euro.

Nel pomeriggio abbiamo visitato il castello di Santa Severa, sulla costa, lungo la via Aurelia. Si dice castello, ma si intenda borgo medioevale, compreso di antiche abitazioni. Nasce come villaggio etrusco, poi diventa romano. Nel Medioevo si trasforma nell’impianto odierno. Dopo una lunga decadenza, negli anni ottanta viene acquistato dalla Regione Lazio che negli anni successivi lo ristruttura completamente e lo affida alla gestione del comune di Santa Marinella.

Oggi castello e borgo contengono 5 musei e tanti altri luoghi di interesse. Essendo a ridosso del mare, l’ambiente è molto suggestivo. La costa è praticabile e non oberata dalle abitazioni. Alle spalle i monti della Tolfa, in questi giorni ancora colorati di autunno.

Nel corso della visita la sorpresa della vista di una decorazione sopra un muro con stemmi attribuiti al precettore del Santo Spirito Stefano Raccagni da Brisighella. Evidentemente un insegnante del mio paese natale che nel 1600, per conto della chiesa insegnava ai potenti del tempo.

Il biglietto di ingresso tutto compreso (escluso la salita sulla torre, che non abbiamo fatto) è di 6 euro. Alcune sale sono provviste di informazioni meccanizzate.

Venerdì 24. Giornata dedicata a Roma, in particolare ai Musei vaticani. Dalla stazione ferroviaria di Marina di Cerveteri, passa un treno circa ogni mezzora con destinazione Roma. Alla stazione ci allunga un servizio navetta della struttura che ci ospita. Per il viaggio scegliamo il biglietto cumulativo giornaliero: costa otto euro, vale per tutti i mezzi pubblici.

L’entrata ai Musei per la visita – prenotata e pagata da casa qualche giorno prima – è fissata per le dodici. Abbiamo qualche ora e decidiamo di fare una puntata al Colosseo. Arrivati alla stazione Termini, scendiamo alla metro. Una canalizzazione semplice ed efficace ci conduce alla Linea B, direzione Laurentina. Usciti all’aperto abbiamo davanti il Colosseo, sulla destra, in fondo, l’Altare della Patria, il Campidoglio, in mezzo via della Conciliazione e il Foro. Per noi lo stupore è stato grande, Avevamo visto il Colosseo quando fungeva ancora da rotonda per il traffico caotico che soffocava il Foro e tutta la zona. Poi ricordavamo le innumerevoli bancherelle di cianfrusaglie, dei dozzinali, finti centurioni che rompevano le scatole ai turisti e poca pulizia intorno.

Ora il traffico è completamente sparito – eccetto quello di servizio; le bancherelle sono di numero assai limitato e ordinate; dei centurioni nemmeno l’ombra e l’area ben pulita. L’intera zona ha così preso nuovo respiro e splendore. Si passeggia tranquillamente, si osserva, ci si ferma, senza subire sollecitazioni. In quella condizione fa piacere ascoltare un musicante di strada e osservare un curioso individuo senza testa, ma con cappello e occhiali. Grazie per tutto questo al sindaco Ignazio Marino.

Dopo un ottimo cappuccino e pasta sorbiti comodamente in un locale storico della zona, ripresa la metro, scambiata la linea da B ad A alla stazione Termini, siamo arrivati in venti minuti alla stazione dei Musei. Dieci minuti a piedi e ci siamo trovati all’accettazione, dove, senza fila, abbiamo presentato le credenziali. Ci hanno muniti di audio guida – pagata assieme al biglietto di ingresso, 16 euro – e fornito indicazioni basilari per la visita, compreso una piantina dei locali.

La nostra visita è durata circa tre ore. Non avendo competenze in materia posso esprimere solo sensazioni. Qua tutto è grande. Siamo nei palazzi del potere ecclesiastico. Tanti palazzi, collegati l’un l’altro da scale e corridoi, gran parte di loro istoriati dai sommi artisti del tempo. Ci troviamo fra il XIV-XV secolo. E se questi palazzi nei secoli precedenti avevano subito tante trasformazioni, la rappresentazione scenica di quei tempi e il suo senso resistono ancora oggi e vivono in buona salute, a giudicare dalla folla che ogni giorno si accalca per ammirare e omaggiare. Non so quanto resista invece l’iconografia di alcune opere, a partire da quella massima: il Giudizio universale di Michelangelo.

Gli ambienti dei vari palazzi, corridoi e sale, fungono a loro volta, da contenitori delle innumerevoli mostre tematiche. Le più disparate. Dagli egizi, agli arazzi, alle carte geografiche, ai quadri, alle sculture, alle ceramiche, … . L’esposizione non è sempre delle migliori, si pensi che la sala 10 del museo contemporaneo che ospita le opere dello scultore Angelo Biancini è di fatto esposta in un luogo di passaggio fra due scale. Anche la luce non è generalmente delle migliori, ma questo, purtroppo è comune alla maggioranza dei Musei.

La continua presenza di persone, prevalentemente in transito verso le sale più ambite, non aiuta la visione e l’ascolto. Tuttavia il valore e la bellezza di gran parte delle opere, genera ammirazione e in qualche caso stupore. Come nel caso delle grandi stanze istoriate da Raffaello e dai suoi colleghi che precedono la Cappella Sistina.

La Cappella Sistina mi ha lasciato attonito. Si tratta di una grande stanza lunga oltre 40 metri, larga quasi 14 e alta 21. E’ giudicata una delle opere più famose del Vaticano. La sala è occupata all’80% dai visitatori e da decine di addetti a redarguire coloro che cercano di scattare foto e quelli che parlano. In questa stanza è vietato fotografare. La situazione ambientale non è quindi delle migliori.

Tre pareti, nella loro parte inferiore sono dipinte con finte colonne e drappeggi, mentre il susseguirsi delle scene della parte superiore sono interamente dipinte dal Perugino. Lo stile e la finezza dell’artista sono alla mia vista encomiabili e pari solo all’opera di Raffaello. I dipinti del tetto sono opera maestosa di Michelangelo. La quarta parete, quella di fondo, contiene la rappresentazione scenica michelangiolesca del Giudizio Universale. La mia prima considerazione va a Michelangelo ed è unicamente dedotta da quello che vedo in queste sue opere. Deve essere stato persona di grande cultura e potere, profondo conoscitore del cattolicesimo, al pari dei più affermati teologi e di personalità perfino superiore a quella del Papa che gli aveva affidato il lavoro.

La sua opera esprime una tale potenza espressiva da apparire quasi dittatoriale. Le sue figure umane sono possenti, fortemente espressive e certamente severe. Quelle che ci ha calato dall’alto del tetto della Cappella incutono come minimo a chi sta sotto a guardarle un forte senso di colpa. Il Giudizio Universale è a mio modo di vedere – tenuto conto però della mia scarsa cultura storico religiosa – un’opera sconvolgente. Si tratta di un’opera pittorica composta da oltre duecento figure umane che si muovono come dentro un turbine. Io l’ho letta come Dio che sostenuto al fianco dai suoi consiglieri, incita i suoi discepoli a fustigare il popolo terreno. Il quale, con addosso il peso di una sconfitta inappellabile, viene traghettato da Caronte all’Inferno. Pesante, ma con la speranza che quella iconografia non sia oggi così tanto riconosciuta come a quei tempi.

A Roma. Si mangia generalmente bene. Dopo un’ottima matriciana e carciofi fritti, ci siamo diretti verso piazza San Pietro. La fila per entrare era di quasi mezzo chilometro e allora a spasso verso Castel Sant’Angelo.

A dieci minuti da San Pietro c’è la stazione San Pietro della tratta ferroviaria verso Civitavecchia, la nostra. Treno colmo, ma rapido. In meno di mezz’ora ci siamo trovati alla marina di Cerveteri, dove la navetta ci ha riportati all’area camper. Bella giornata passata a Roma.

Sabato 25. Al mattino, regolato il conto – 12 euro a notte, luce e tutti i servizi compresi – siamo partiti verso Civitavecchia. Una città avvezza al turismo, ma che non ospita i camper. Si segnala un parcheggio “area attrezzata”, ma non ci piace: difficile da raggiungere (seppure dietro la stazione) con sbarra, ma incustodito e ci è parso utilizzato come ricovero di automezzi sequestrati. Ci siamo acconciati in una stradina, in zona frequentata, vicino ad un parco. Ci siamo sentiti sicuri, ma sapevamo di dovere scontare rumore notturno. E così è stato.

Civitavecchia ha un bel lungomare. Piacevole da percorrere. Il fronte a mare sconta il fatto che è stato distrutto dalla guerra, ma è rinato i forma ordinata. Nella passeggiata verso il porto si scorgono diversi ruderi dell’antichità e alcune opere ricostruite fedelmente. Il centro abitato lascia intravedere belle piazzette, con fontana e sedute. Purtroppo anche qui troppe auto ed eccessiva pubblicità. Un bel mercato con tanti produttori e prodotti della zona. Ottimi spaghetti alla chitarra con le veraci e un buon fritto al ristorante della Nassa nel lungomare.

Domenica 26. Visita a Tolfa, 600 metri di altitudine, nei monti della Tolfa a circa 20 chilometri da Civitavecchia. Dopo prime colline desolate e spoglie, si incontra un bosco di faggio – sorprendente a questa altezza – che ingentilisce tutto il paesaggio. Presenti anche querce e castagni. Tutti colorati in questi giorni. Molto bello. Questo tipo di vegetazione copre diverse colline. Siamo in zona parco e in zona di sperimentazione agraria indirizzata al biologico. L’antico borgo è coronato da abitazioni a “casermone” e sovrastato dal rudere di un antico castello e torre. Il consiglio è di salire fino in cima per apprezzare antiche abitazione ben ristrutturate, i ruderi del castello e torre ben conservati. Ma sopra tutto la sorprendente vista panoramica del paesino. Anche qui troppe auto ad occupare ogni spazio vivibile.

Nel primo pomeriggio, presa la strada di casa ci portiamo a Sansepolcro per una visita al Museo civico con opere di Piero della Francesca. Una grande area gratuita a disposizione per la sosta ci accoglie.

Lunedì 27. La visita al Museo consente di apprezzare alcune opere di Piero. Quella più importante è una “Resurrezione” a dimensione umana. L’opera, attualmente interessata da restauri, è certamente molto bella. Con la particolarità che uno dei soldati addormentati che vigilano il Sepolcro da cui è appena uscito Gesù, porta l’orecchino. Di quelli tipo alluminio che oggi alcuni ragazzi portano in cima all’orecchio. Poi la Madonna della Misericordia e pregevoli ceramiche di Andrea della Robbia. Il biglietto di ingresso, che comprende la visita alla casa natale di Piero, dove sono esposte alcune mostre, costa 6 Euro, per gli over, naturalmente.

Dopo una gradita visita ad un forno e ad una bottega di prodotti biologici, partiamo soddisfatti verso casa.