Elezioni regionali e dibattito nella sinistra

Torino (52)Riporto il contributo di Rino Gennari sull’argomento. Oltre che un grande amico, è, per molte ragioni, una persona autorevole della sinistra nella nostra provincia. Espone analisi e idee interessanti. Più o meno sullo stesso argomento, domani, proporrò un appello di aderenti al Pd della nostra provincia che si inserisce nel dibattito congressuale dei circoli e provinciale. Spero che questi contributi siano letti e commentati da tanti lettori.

LE LEZIONI

Chi ha vinto e chi ha perso

Chi si appresta a leggere queste righe ormai è già molto informato. Perciò mi limito a riassumere il quadro, nel cui contesto inserire una sommaria analisi del voto in Emilia-Romagna e nella nostra provincia, con poche mie riflessioni.

Il confronto riguardante i voti, le percentuali e l’astensione, lo faccio col 2009, perché rispetto al 2005 siamo in un’altra stagione politica.

Il centro destra ha vinto le elezioni regionali, in misura, in modo e in condizioni tali da consentire a Berlusconi di rilanciare in grande stile l’attacco al nostro sistema democratico fondato sulla Costituzione, con l’obiettivo di istaurare un regime dispotico-plebiscitario nel quale comanda un uomo solo, in assenza dei contrappesi fondamentali caratteristici delle democrazie liberali. L’esito dei ballottaggi nelle elezioni amministrative conferma la tendenza negativa per il centro sinistra. E’ però giusto segnalare che il centro destra ha vinto, ma ha dovuto registrare nell’insieme delle 13 regioni, rispetto al 2009, una riduzione % del suo vantaggio sul centro sinistra. Comunque, ha vinto in un modo che probabilmente gli creerà problemi interni

Questo successo del centro destra si è verificato nonostante i gravi problemi che l’hanno investito specie nell’ultimo anno e la sua manifesta incapacità di governare l’Italia, la quale, soprattutto in questa situazione di crisi, avrebbe bisogno di una grande, incisiva, lungimirante azione di governo. C’è da chiedersi perché. Forse la ragione fondamentale consiste nel fatto che gran parte dell’elettorato non ha visto un’alternativa credibile al centro destra, cioè una proposta per l’Italia convincente e una classe dirigente alla quale dare fiducia. Si veda il fenomeno dell’astensione. Più di un terzo degli aventi diritto non ha votato (addirittura il 6,1% in meno rispetto alle europee del 2009 nelle 13 regioni dove si è votato quest’anno), penalizzando i due schieramenti , ma un po di più il centro destra. Quindi, il centro destra (specie il Pdl) ha perso molti voti, ma questi non sono passati al centro sinistra, sono andati all’astensione, dove sono stati raggiunti da tanti astenuti di area centro sinistra, scontenti di questo schieramento.

Visto il quadro, non vale disputare se questa o quella lista del centro sinistra ha ottenuto rispetto al 2009 un punto in più o in meno. I movimenti sono stati minimi. A parte il successo della lista Grillo.

IL VOTO DALLE NOSTRE PARTI

Emilia-Romagna

L’aumento dell’astensione è stato superiore a quello nazionale. Lo schieramento di centro sinistra perde circa il 3% (al suo interno il PD registra un piccolo incremento), il centro destra circa il 2% e l’1% l’UDC. Il Movimento Cinque stelle (Grillo) passa da zero al 6%. Da segnalare, all’interno del centro destra, l’incremento della Lega superiore a quello nazionale e un significativo calo del Pdl. Rispetto al 2005, Errani, con il 52%, perde il 10%. Si avvicina il pericolo della contendibilità?

Provincia di Ravenna

L’aumento dell’astensione è stato inferiore rispetto a quello nazionale e regionale. La distribuzione dei voti e dei punti percentuali tra le liste e gli schieramenti, ricalca, con poco significative variazioni, quella regionale, con un leggero differenziale positivo per il PD (CS meno 2,81%). Quando si valutano i dati del PD a tutti i livelli, si deve supporre che in esso siano confluiti nel 2010 gran parte dei voti radicali, che nel 2009 si sono presentati da soli. Lo schieramento di centro sinistra, nei vari comuni registra questi risultati: Solarolo, sia pure di poco, supera la % del 2009; perdono poco rispetto al 2009 Alfonsine, Bagnacavallo, Bagnara, Conselice, Cotignola, Lugo; nelle perdite superano la media provinciale Ravenna (meno 4,55%), Russi (meno 3,95%), Riolo (meno 3,27%). Analizzando la distribuzione comunale delle preferenze di Fiammenghi e Mazzotti e i risultati del PD nei vari comuni, sembra di notare una maggiore capacità di traino, per il PD e il centro sinistra, di Mazzotti rispetto a Fiammenghi.

La Lega in provincia passa dal 9,65% al 12,21%. Supera la media provinciale, nell’ordine, a Brisighella, Faenza, Russi, Riolo, Casola, Castelbolognese e Bagnacavallo, realizzando, sempre nell’ordine, gli incrementi maggiori a Russi, Brisighella, Faenza, Casola, Castelbolognese.

Il Movimento Cinque Stelle di Grillo ottiene a livello provinciale il 5,71%. Supera la media di almeno un punto a S.Agata, Massa, Faenza. A Ravenna ottiene il 6,17%.

SEL passa dal 2,23% all’1,96%. Superano la media provinciale, nell’ordine, Riolo, Ravenna, Bagnacavallo, Casola, Russi.

SEL in Italia

A livello nazionale SEL, come è noto, ha ottenuto il 3%, praticamente come nel 2009. Però è un risultato molto squilibrato territorialmente. Infatti, la media nazionale è superata solo dalle regioni meridionali, più il Lazio, l’Umbria e la Toscana. All’interno c’è il grande successo della Puglia, con il 9,74% a SEL e il 5,53% alla lista Vendola. Appare evidente quindi l’effetto positivo Vendola in quelle aree. Resta da vedere quale attrazione può esercitare Vendola candidato a livello nazionale. In ogni caso, il futuro di SEL sta tutto dentro a quanto avverrà, anche con il suo contributo, nella sinistra e nel centro sinistra nei termini cui farò cenno più avanti.

BREVI VALUTAZIONI CONCLUSIVE

I dati confermano che il PD e il CS non andranno da nessuna parte senza grandi cambiamenti. Espongo parte delle mie riflessioni.

Un esempio. Dobbiamo costruire un radicamento sociale che non può estendersi a tutti, ma che tuttavia deve consentirci di parlare a tutti i soggetti portatori di interessi che siano componibili nell’ambito dell’interesse generale e proporre una visione per l’Italia. Centrale deve essere il lavoro nelle sue diverse forme, soprattutto quello formalmente o di fatto dipendente. Dobbiamo assumere l’idea di un lavoro dipendente ancora unito da forti tratti comuni, nonostante i cambiamenti. Il tratto comune centrale, ovvio, è che lavorano per un datore di lavoro e da questo in cambio ricevono una paga. Il lavoro dipendente quindi continua a vivere oggettivamente un conflitto di interessi con l’altra parte. Questo conflitto, se il lavoro è abbandonato a se stesso, è destinato a vedere sempre soccombenti i lavoratori; questo è successo e sta succedendo. Per cui si è favorito il drastico ridimensionamento da parte dei singoli lavoratori e della loro massa, della consapevolezza di essere parte di un mondo immenso, avente interessi comuni. Questa situazione, nella quale è evanescente la componente identitaria data dalla condizione di lavoratore dipendente, apre spazi alle politiche che esaltano il tratto identitario della appartenenza territoriale e di razza, al populismo plebiscitario, alle scelte di voto determinate volta per volta da motivazioni devianti o “leggere e marginali”. Per questo e su questo lavora la Lega con successo, e anche il Pdl.

Dobbiamo perciò lavorare sul piano culturale, programmatico, politico e delle proposte concrete, affinché il lavoratore dipendente maturi una forte coscienza di se e assuma la sua condizione lavorativa come un tratto fondamentale della sua identità di cittadino, la quale a sua volta favorisce la maturazione di un altro tratto identitario: la volontà di costruire e appartenere ad una comunità territoriale e nazionale inclusiva e solidale.

Ci sono anche altri campi dove siamo carenti (vedi anche alcuni obiettivi di Grillo), ma non ho spazio, per un minimo approfondimento. Solo un cenno. La questione ecologica, cioè il conflitto tra tanta parte delle attività umane e le esigenze dell’ambiente dal punto di vista dei diritti del vivente non umano, dei diritti delle generazioni che ci seguiranno e dei danni concreti che noi già oggi subiamo e dei pericoli che incombono nel tempo nostro, la dobbiamo assumere come questione centrale per la sinistra, superando ogni residuo di cultura produttivistica che ancora ci condiziona, e trarre da questa scelta tutte le conseguenze, sapendo pure che su questo piano possiamo incontrarci con molte altre culture.

E’ venuto il tempo, dopo numerose scelte fallimentari, affinché tutte le forze di centro sinistra ripartano dai dati fondamentali di realtà, ripuliscano se stesse da tutti gli ideologismi vecchi e nuovi e si avvalgano del contributo di tutti. Il pensiero necessario per farlo per gran parte esiste già  e non è stato prodotto da politici puri (Sen, Fitoussi, Stiglitz, Ruffolo, Delors, Rifkin, Zagrebelsky, Rodotà, in parte Latouche e tanti altri). E c’è il pensiero ecologista, pacifista, delle donne. I politici devono sollecitarne lo sviluppo, anche contribuirvi, se ne sono capaci, ma soprattutto hanno il compito di trarre da esso la sintesi politico-programmatica-strategica. I politici, nel mondo di oggi, non possono produrlo da soli, altro è il loro compito.

Poi si vedrà, nel corso del processo, quali assetti politico-partitici la sinistra e il CS si dovranno dare. (Rino Gennari)