Al rifugio Averau

Non c’è nulla di più corroborante di una bella camminata in quota lungo i sentieri dolomitici (28 giugno 2020). Ieri, parcheggiato il camper a Col Gallina (m. 2054) – appena sotto il passo del Falzarego, versante Cortina d’Ampezzo – ci siamo incamminati verso il rifugio Averau, lungo il sentiero Cai 419. Ci ha incoraggiati la bella giornata di sole e la presenza di tanti escursionisti.

La prima parte del percorso è fra un bel bosco di abeti. I camminamenti militari e le trincee ancora evidenti ci dicono che siamo in un teatro della prima guerra Mondiale.

Teatro di guerra

Terminato il bosco, incontriamo il piccolo lago Limedes (m. 2171), una perla incastonata nel verde, sotto la poderosa Croda Negra. Al momento è alimentato dai residui ghiacciai posti in alto verso l’Averau.

Lago Limedes

Proseguendo si sale e dopo poco si scorge nella lontananza la forcella Averau (m. 2435). Decidiamo di proseguire. In cima al valico si apre il bellissimo panorama della valle del Cordevole. Il passo Giau, il monte Pore, il Civetta e sullo sfondo la maestosa Marmolada. Qui incontriamo il sentiero Cai 441 che porta al passo Falzarego.

Sulla sinistra le pareti strapiombanti dell’Averau, punteggiate di spit ad indicare che quello è terreno per rocciatori. Dietro il rifugio Averau (m. 2413), che raggiungiamo in un quarto d’ora.

Rifugio Averau

Il rifugio è assediato di escursionisti, abbastanza distanziati e non troppo ciarlieri. Pochi nel locale all’interno, pochissime le mascherine.

Al ritorno, tornati alla forcella Averau, decidiamo di chiudere un anello, dirigendoci verso il passo Falzarego. Seguiamo quindi il sentiero 441 che scende sotto la Croda Negra. La prima parte è abbastanza strapiombante e comporta per noi settantenni, una particolare attenzione. Abbiamo il piacere di calpestare la neve che da queste parti mostra striature di colore rosa dovute all’effetto di micro alghe presenti nel territorio.

Neve rosa

Prima di inoltrarci nei prati verdissimi che ci porteranno al Passo, incontriamo tratti di pista per gli sciatori e vari trattori ad indicare risorse, ma anche problemi per questo delicato territorio.

Giunti al Passo (m. 2105), una visibile traccia di sentiero ci conduce il dieci minuti a Col Gallina, nostra base di partenza.

Oltre alla bellezza delle vette e dei paesaggi che si incontrano, camminare in alta quota, nelle Dolomiti, in questa stagione, vuole dire incontrare i prati in fiore. Di tantissime varietà e di tanti colori. Genziane, genzianelle, bottondoro, rododendri e diverse decine di altre specie. Si tratta di uno spettacolo indescrivibile che mostro in fondo con una serie di foto.

Bottondoro

L’escursione per noi è stata di 4 ore, il dislivello in salita di circa 500 metri, considerati anche i sali scendi. Ci siamo rifocillati con una mezza banana, una tavoletta di cioccolato e mezzo litro d’acqua. Siamo arrivati stanchini, con qualche doglia agli arti, ma felici. Questo lo scrivo non per compiacimento personale, lo sa chi ci conosce e spero lo capiscano gli altri lettori, bensì per incoraggiare ad andare. A non fermarsi.

Al ritorno lungo la statale delle Dolomiti, sotto le Cinque Torri, un’amara sorpresa. La vista di un enorme “sbrego” nella montagna per ricavare una grande pista da sci. Ai miei occhi, per come mi è apparso, la vista è stata sconvolgente. Subito ho pensato alle migliaia di abeti accatastati lungo la strada, ma anche al pessimo stato del manto stradale, elemento questo comune alle strade delle Dolomiti. Per dire che anche da queste parti, non è tutto oro ciò che cola.