Grecia/6, Olimpia e considerazioni

Olimpia - Tempietto a Philippeion
Olimpia – Tempietto a Philippeion

Siamo ad Olimpia, uno dei siti archeologici più importanti al mondo. L’accesso in pullman alla struttura alberghiera è da brividi e ci dimostra ancora una volta i problemi della Grecia.

Olimpia si trova fra belle colline, solcate da un fiume. Il sito archeologico, combinato con il suo Museo, è fra i più belli che abbia visto nel corso dell’intero viaggio. Quei luoghi, così importanti per la storia dell’umanità, vengono portati alla luce fra il ‘700 e l”800 da inglesi, francesi e tedeschi. Ancora una volta questo dato, ricorrente, la dice lunga sulla grande quantità di opere greche in quegli stati e anche, volendo dilatare un poco il concetto, sulla situazione odierna della Grecia.

In quel sito, Eratostene fissa la prima data dei giochi olimpici nel 776 avanti Cristo. L’area portata fino ad oggi alla luce è molto vasta, comprende: campi di allenamento e di gara, luoghi di culto, case degli atleti, sedi amministrative, ville dei potenti e tanto altro. La visita di questo sito, sia per gli spazi ampi in cui si stende, che per la cura con cui è tenuto, è veramente appagante e, per chi va in Grecia, certamente da non perdere. Anche la visita al Museo, annesso, è di grande impatto. Vuoi perchè qui sono esposte alcune fra le più belle opere conosciute al mondo, vuoi per la bellezza artistica dei tantissimi pezzi esposti. Pur essendo ignorante ho pensato che ogni arredatore, architetto, ingegnere, gioielliere e creativo del mondo dovrebbe visitare e studiare questo luogo.

Anche in questo caso mi piace lasciare parlare le foto. Dopo le foto, qualche breve considerazione sul viaggio.

Nel pomeriggio siamo risaliti a Patrasso dove ci aspettava la nave per Ancona (con fermata a Iougomenitsa). Purtroppo la strada percorsa ci lascerà un brutto ricordo: quello di una discarica di rifiuti lunga chilometri a fianco della carreggiata. Il viaggio di ritorno è durato 24 ore. Ad Ancona, porto sensibile per le rotte degli emigranti, ci aspettavano i controlli della Polizia. Fra loro ci è parso di scorgere un poliziotto di frontiera austriaco che pareva controllasse i controllori. Davvero un fatto strano, da interpretare.

Considerazione finale. Dopo avere calpestato, seppure brevemente, il suolo greco e avere osservato ciò che mi è stato possibile, senza purtroppo avere potuto interloquire con un greco che sia, nemmeno con la guida, posso dire di comprendere un poco meglio – pur non condividendone la sostanza – la posizione dei tedeschi. Mi pare di avere colto una dose di indolenza e di fatalismo che non depone bene a favore di chi deve ricostruire un adeguato orgoglio di stato, attraverso il lavoro e la sua qualità.

Detto questo penso che la Grecia non vada abbandonata a se stessa. Penso che vada aiutata a risollevarsi. La Grecia è uno stato dell’Europa, ha mille ragioni per esserlo, a partire da quelle storiche. E’ in quella sede che va trovata una soluzione. Ma quale? La soluzione sta, come oramai tutti sanno, nella ristrutturazione del suo debito verso alcune nazioni europee e del mondo ricco. Le nazioni creditrici devono abbonargli parte consistente del debito. Creando così la condizione perchè essa possa pagare meno interessi. E’ giusto sapere che i finanziamenti che fino ad oggi tutti gli stati europei hanno elargito alla Grecia, non sono andati ai greci, ma che sono serviti a pagare gli interessi alle munite casseforti delle banche di Berlino e di Parigi. Un poco anche di quelle di Roma. E qui mi fermo, perchè tutti i lettori sono in grado di comprendere (dopo di che possono concordare o meno).

Con i compagni di viaggio ci siamo trovati molto bene. Ringrazio la Comunità parrocchiale di Solarolo che ha proposto il viaggio, Faenza Tourist che l’ha organizzato ed Erbacci (Nicola) che ci ha portato. Da tutti loro professionalità e amicizia. Dei compagni, per tutti ne ricordo due, Fabio e la sua mamma. La loro dolcezza, pur di fronte alla durezza della vita, è uno stimolo per tutti a non voltarsi dall’altra parte e guardare avanti. A rivederci presto.