Grecia/3, Atene/1

Atene
Atene

Verso Atene il paesaggio cambia. Sarà senz’altro per ragioni climatiche. Resta montuoso, ma le valli cominciano ad essere coltivate, oltre che a seminativi, anche a frutteti e ortaggi. Predomina l’ulivo – si è parlato di 40 milioni di piante -, poi albicocchi, mandorli, piccole viti, peschi. Forse anche altro. Gli ortaggi sono quelli tipici mediterranei, pochissime serre.

A dire il vero nulla a che vedere con l’arte dei contadini delle nostre campagna. E certamente anche con la propria redditività. L’aspetto abbastanza trasandato del paesaggio, sempre costellato da macerie, rifiuti e ferro vecchio rafforza un’idea di fatalismo e di rassegnazione da parte di quella popolazione. Forse per il caldo, oppure per il fatto che, dopo essere stata culla di civiltà, per oltre un millennio la Grecia è stata teatro di scorribande e conquista da parte di altri popoli. Con questo nessuna critica malevola da parte mia, anzi, il senso di una grande solidarietà verso un popolo che forse pecca di essere poco fiero di se stesso.

Ad Atene abbiamo alloggiato in un bell’albergo (Alexandros), vicino all’ambasciata americana e allo stadio di Maratona. Diciamo una volta per tutte che il servizio, sia alberghiero che di ristorazione, si è rilevato per tutto il viaggio sempre di buon livello, così come il senso di accoglienza.

Il primo giorno ateniese lo dedichiamo all’acropoli (€ 20) e al suo museo. Ogni acropoli è la parte più sicura degli antichi insediamenti urbani e solitamente posta in alto. Quella di Atene non sfugge la regola, venne insediata sopra un colle alto circa 150 metri. Naturalmente nel luogo più sicuro stavano i potenti e le sedi del loro potere: case, piazze, i templi delle loro divinità, teatri, i luoghi dello sport. In basso il popolo.

Nel corso dei secoli i cambi d’uso del complesso monumentale sono stati innumerevoli e tante quindi le trasformazioni. Si pensi che il Partenone è passato da luogo di culto delle divinità pagane a chiesa cristiana, a fortezza militare, poi bombardata e fatta saltare dai veneziani. Quando arrivarono i turchi – a cavallo del XIV secolo – iniziò lo spoglio delle opere e dei marmi. Fece la sua parte anche un lord inglese che portò a casa oltre 100 metri lineari di frontoni in marmo, visibili oggi al British Museum di Londra.

Solo nel XVIII secolo, per iniziativa degli inglesi e dei francesi, iniziano gli scavi per portare alla luce gli antichi resti e la ricostruzione di alcune delle storiche strutture, fra le quali il Partenone e il tempio di Atena. Oggi possiamo dire che quello che vediamo è in gran parte una ricostruzione – come quasi tutti i siti analoghi, in parte vera e in parte verosimile – fatta in prevalenza con materiale originale ai quali sono stati aggiunti inserti distinguibili dal colore leggermente diverso, oppure copie come, ad esempio, le Cariatidi (figure femminili) che sostengono il portico del tempio di Atena; le statue originali si trovano al museo dell’Acropoli, eccetto una che (naturalmente) è a Londra.

Va detto che nel corso degli scavi è stata trovato moltissimo materiale ornamentale, votivo, d’uso, celebrativo e che tanto altro resta da scoprire. Il materiale venuto alla luce orna i più importanti musei del mondo, ma tanto – per fortuna dei Greci – resta custodito nel museo dell’Acropoli.

Il Museo dell’acropoli (€ 5), che visitiamo nel pomeriggio, è qualcosa di veramente straordinario. In funzione dal 2009, è la più bella struttura museale che abbia visto. Opera di un celebre architetto Svizzero (Bernard Tschumi), è costruito su colonne sopra le fondamenta – visibili – di parte dell’antica città storica. I muri e i pavimenti in vetro rendono l’ambiente ben luminoso. Il suo perimetro è quello del Partenone. Gli ampi spazi aiutano a personalizzare il rapporto con le opere esposte. Molte di queste sono universalmente conosciute.

La sosta per il pranzo ci ha consentito una prima presa di contatto con alcuni luoghi dell’immensa città: il quartiere e la  piazza Monastiraki, le stradine attorno ad essa e La Plaka. Si tratta delle zone più vivaci di Atene. Quelle maggiormente di moda, con molte attività commerciali, i mercatini, frequentate dai giovani e cosparse di taverne (ristoranti). Il clima che si vive è abbastanza dimesso, ma sereno. Pochi clienti nelle botteghe, parecchi venditori con modesti banchetti lungo le strade, la musica dei questuanti e l’insistenza degli zingarelli nel chiedere la carità o nell’offrirti prodotti.

Mi ha colpito il fatto che quasi tutte le facciate delle case – almeno fino al primo piano – siano state “ornate” da disegni e pitture. Alcune sono anche belle, ma così tante da coprire anche saracinesche, porte e finestre, “impreziosite” poi da manifestini pubblicitari di ogni tipo, parlano di una trasandatezza che supera abbondantemente i limiti della decenza. La raccolta dei rifiuti, invece funziona.

L’impressione che girino pochi soldi è avvalorata dal fatto che le pensioni dei greci sono state pesantemente decurtate, che i loro stipendi e salari sono stati ridotti a circa meno del 30-40% dei nostri. Mentre i prezzi, compreso le benzine e le autostrade (deserte), equivalgono a quelli  italiani. Tutto questo, con una disoccupazione di circa il 40% delle forze attive.