Grecia 5/, Epidauro e Micene

Epidauro - Il Teatro
Epidauro – Il Teatro

E’ lunedì mattina. Il programma prevede di girare le ruote verso il Peloponneso. A Corinto superiamo il Canale che prende lo stesso nome della città. Collega il mar Ionio col mar Egeo, facendo risparmiare rotta ai naviganti. Pensato al tempo della dominazione dei romani, non se ne fece nulla per ragioni economiche. I lavori poi ripresero nel 1870 dai francesi, poi passarono ad un facoltoso greco che li terminò nel 1893. E’ lungo 6 chilometri, largo 25 metri e scavato dentro la roccia fra pareti quasi perpendicolari, alte quasi 100 metri. E’ un’opera veramente ardita, in zona sismica, purtroppo non adatta al passaggio delle grandi navi dei tempi nostri. Vederla però fa un discreto effetto. Presenta una particolarità ingegneristica unica al mondo che ve la scoprite cliccando qui Canale di Corinto, grazie a Wikipedia.

L’Epidauro, antica città micenea, è un’area archeologica. Interessa vedere il Teatro (12 euro). E’ il più grande della Grecia e giunto a noi, dal III secolo prima di Cristo, praticamente intatto. Da sapere che le 21 fila di sedute più in alto sono state aggiunte dai romani in epoca successiva. Si tratta di un’opera di grande impatto visivo, capace di contenere 14.000 spettatori, con un’acustica eccezionale, usata anche attualmente per rappresentazioni e dove ha cantato la Callas. In effetti, salendo in cima alla scalinata, è possibile udire distintamente il dialogo di due persone nell’area dei recitanti.

Proseguendo verso Micene abbiamo incontrato Nauplia, la prima capitale della Grecia dopo avere acquisito l’indipendenza nel 1821. Nauplia è ricca di vestigia storiche che, per ragioni di tempo, non abbiamo però visto.

Nessuno sa con precisione a quanto risalgano i primi insediamenti in quella città che poi diverrà Micene (12 euro), mentre si sa che la così detta civiltà micenea risale al 1200-2000 avanti Cristo. Oggi di Micene noi vediamo le fondamenta delle case e delle sedi; l’importanza strategica che ebbe la si desume dalla ricchezza dei corredi funebri e ori ritrovati, parte dei quali visti al Museo archeo nazionale ad Atene. Dell’antica città si può intuire anche quale potesse essere la cinta muraria. Di certo dove fosse una delle porte di ingresso, ancora perfettamente visibile, con i suoi due leoni che a me, neofita e illetterato, fanno pensare ad una influenza della civiltà egizia.

L’opera di questo sito che desta maggiore stupore è la Tomba di Agamennone o Tesoro di Atreo. Si tratta di una camera a forma ogivale alta 13 metri, con una circonferenza di 15 metri, costruita con grandi pietre levigate. Dentro la quale,  a destra, una porta si apre sulla grande tomba cubica. La perfezione dell’opera e la sua stabilità, in zona fortemente sismica, la dice lunga sul livello di conoscenza ingegneristica cui erano giunti  popoli  di quella regione 1500 anni avanti Cristo. A tale data infatti risale la stima della sua costruzione. La storia ci dice che dopo questa, una cupola simile si trova al Pantheon di Roma, risalente a circa 1500 anni dopo.

A mezzogiorno siamo approdati in un elegante ristorante dove abbiamo potuto assaggiare una prelibatezza della cucina greca: l’agnellone arrosto.

Verso sera, un lungo viaggio nella assolata e desolata campagna del Peloponneso ci porta ad Olimpia. Un’altra meraviglia.