Moena dall’alto

008Dopo la Val San Nicolò, per la seconda tappa siamo arretrati a Soraga. In bici alla partenza, poi 12,6 chilometri fino a Moena  e ritorno in un continuo sali e scendi per prati e boschi. Circa 500 metri di dislivello a cavallo dei mille e trecento metri di altitudine lungo un percorso bello, ma meno appagante di quello inaugurale.

Clima di allegria alla partenza. Siamo ancora in 500 e questa volta chi cammina parte mezz’ora prima, alle 9. La parte da leone la fanno i pensionati, ma non mancano le persone giovani. Certamente tante donne, agguerrite più che mai. Partiamo piano, poi ci consolidiamo su un buon passo. Arriviamo dopo due ore e 24 minuti, cronometrati con un chip di cui l’organizzazione ci ha dotato, come i buoni. Tutti uguali.

Cito l’organizzazione per riconoscere l’ottimo lavoro che sta facendo. Buona accoglienza, percorsi ben segnalati, volontari ad ogni svolta, assistenza in ogni punto considerato pericoloso, diversi ristori lungo il percorso e all’arrivo con tantissime cose da bere e mangiare. L’aspetto che però fa piacere è il clima di festa che gli organizzatori creano e la giovialità con la quale veniamo accolti dalle persone di servizio lungo il percorso. Da tutti, anche dai bambini, un sorriso, un incitamento, una indicazione.

Il campeggio che ci ospita è vicino ad un piccolo fiume, l’Avisio. Piste ciclabili sulle due sponde e tanti ponticelli per attraversarlo; prati rasati, tante piccole aree attrezzate per il gioco dei bambini e l’attività fisica. Un continuo andirivieni di persone a piedi e in bici a testimonianza di quanto quelle infrastrutture siano importanti per lo sviluppo del turismo.

Certo, da queste parti la componente turistica ha un grande rilievo sull’economia e il livello del benessere delle persone, ma anche in Romagna non scherza. Non si capisce allora perchè da noi non ci sia adeguata attenzione per una rete di percorsi ciclabili e per la cura del verde.