Ma davvero?

Stagione 003Osservo da sufficientemente lontano l’inarrestabile rimbalzo di polemiche, dichiarazioni altisonanti, giuramenti sulla propria personale verginità che sta impazzando ormai da una settimana sui social-network, fra dirigenti e attivisti del PD, a proposito della interruzione anticipata della seduta parlamentare di mercoledì scorso, in occasione della assemblea dei gruppi del PdL. E sono, sinceramente, allibito.

Mi chiedo: ma davvero è una questione importante, al punto da divenire banco di prova del confronto strategico interno al partito? Al partito principale nella geografia parlamentare; al partito che ricopre la responsabilità di governo in una fase tanto cruciale; al partito che si sta approssimando ad un congresso che potrebbe e dovrebbe – esso sì – essere fondamentale per la prospettiva della nostra travagliata democrazia.

Cerco, per quanto possibile, di non essere mai pessimista, ma a volte l’impegno appare improbo. In questo caso non per la presunta incapacità del gruppo dirigente centrale – che pure, probabilmente, avrebbe potuto essere più attento e abile in quel passaggio della vita parlamentare – bensì per l’evidente sbandamento a cui è esposto, a quanto pare, il corpo diffuso del partito anche in passaggi ben poco significativi della dialettica politica. Per non dire dei furbeschi ammiccamenti di chi alza subito bandierine, anziché esercitare responsabilità che pure gli stanno in capo: abbiamo sentito parlamentari affermare di sentirsi moralmente umiliati (!) da quella decisione, capi-corrente (nuovi) segnalare comunque il loro dissenso, poi che tornerà utile, se questo è il modo di discutere. E così via, strumentalizzando; argomentare è più difficile e meno conveniente.

Per meglio comprendere l’assurdità di tutto ciò, si rifletta su due fattori di contesto, del tutto pertinenti e rilevanti.

Il primo. Berlusconi lascerà fare ai suoi una provocazione al giorno; in vista del pronunciamento della Cassazione, e anche dopo. Se il PD reagisce così, cioè portandosi in casa ogni problema, lui giocherà sul velluto. Avrà gioco facile a fare tre parti in commedia: l’uomo di stato moderato e responsabile con le sue dichiarazioni; tenere alta la pressione sulla Magistratura attraverso l’azione dei suoi pasdaran; rendere palese all’opinione pubblica che in ogni caso è lui a menare la danza, anche nel momento in cui in realtà è quanto mai alle strette. E’ così difficile da comprendere? E che succederebbe se la sentenza della Cassazione dovesse essergli favorevole, cosa da non escludere a priori?

In secondo luogo: nella stessa giornata in cui avveniva la sceneggiata parlamentare, si verificava anche la calata a Roma di Grillo, tante volte annunciata e sempre rinviata in questi mesi. Grillo e i suoi avevano bisogno di fare un pò di “scarmazzo” (per dirla alla Camilleri), per ottenere, almeno questa volta, visibilità mediatica. E dunque: assalto ai banchi del PD alla Camera da parte dei suoi descamisados, sit-in davanti a Montecitorio, conferenza stampa allucinata e demenziale dopo la salita al Colle. Il PD additato come il vero e unico nemico del popolo, servo di Berlusconi.

A fronte di questi dati di fatto conclamati, nelle fila del PD si inscena una commedia dell’assurdo degna del miglior Jonesco. Di più: a distanza di qualche giorno esplode un altro “tormentone”. Qualcuno – evidentemente in malafede – scopre che il progetto di legge sul conflitto di interessi presentato da alcuni mesi da parlamentari del PD, forse, in realtà, nasconde un inciucio a favore di Berlusconi. Immediatamente si scatena sul web una valanga di polemiche da parte di molti sedicenti attivisti ed iscritti del PD che danno per scontato che la lettura maliziosamente propalata sia quella vera, e conseguentemente menano scandalo contro gli “inaccettabili e vergognosi compromessi”. C’è da chiedersi quanti di quei frequentatori del web abbiano effettivamente letto il testo di quel progetto di legge. E c’è davvero da essere allibiti.

Forse è proprio vero che sarà difficile e di lungo periodo l’impegno per liberarsi dalle scorie inquinanti lasciate in ciascuno di noi dal ventennio che abbiamo alle spalle. Ma ad un minimo di raziocinio e di orgoglio di sé non si dovrebbe mai rinunciare.

Giuseppe Casadio