A favore del Mulino Scodellino

Ieri ho partecipato,  al circolo parrocchiale di Casalecchio, al pranzo sociale degli Amici del Mulino Scodellino. Associazione sorta con lo scopo di rimettere in simbolica funzione il mulino, affinchè possa continuare avivere un pezzo di storia di Castel Bolognese e della parrocchia di Casalecchio. Un impegno lodevole che meriterebbe un briciolo di attenzione maggiore da parte della comunità nel suo insieme.

Debbo dire che mi trovo abbastanza bene in queste iniziative dove l’anima cattolica di tante persone si incontra con il lavoro della campagna in quello che è sempre stato un luogo di aggregazione ricco di significato e di fermenti, come la Parrocchia rurale. Certo, qui non si trova la modernità, ma si trova sicuramente la saggezza sulla quale la modernità può poggiare senza correre il rischio di debordare.

In genere resto abbastanza stupito da come, nella realtà di Castel Bolognese, queste piccole realtà aggregative riescano a coinvogliare attorno a loro l’interesse delle autorità e delle aggregazioni che maggiormente contano e fanno opinione. Dal sindaco, al parroco, dal maresciallo ai dominus delle maggiori associazioni, alle famiglie. Direi che, quasi quasi, questi momenti di incontro siano assai più significativi, concreti e decisivi, che sò, di tante riunioni del Consiglio Comunale.

Fra le molte voci ascoltate mi piace citare il ricordo molto ben radicato del senso di comunità e di appartenenza creatosi nel dopoguerra, in quel piccolo lembo di territorio di uno dei comuni più piccoli d’Italia, attorno al vecchio mulino, al canale e alla presenza di poche altre attività artigianali legate al tempo: un fabbro, un calzolaio, un sarto.

L’acqua scorreva limpida nel canale. Molto pescoso, ricordano i testimoni di allora. Pesci da frittura e anquille, ad arricchire il desco dei contadini. Poi l’abbandono forzato del mulino, la sua distruzione da parte dei vandali, sotto gli occhi poco attenti delle autorità, fino a temerne il crollo irreparabile.

Oggi la speranza, a seguito di un ravvedimento operoso delle autorità ed alla passione e al lavoro di tanti cittadini. Un finanziamento della Regione, raddoppiato nella sua entità dal Comune, ha consentito di mettere in sicurezza il manufatto. Adesso gli Amici del Mulino stanno offrendo lavoro volontario nel tentativo di riattare il Mulino, fino al tentativo di farlo nuovamente funzionare.

Il lavoro sarà lungo, occorreranno altri finanziamenti pubblici e magari anche privati. Ma sarà decisiva la volontà della città nel suo insieme. Se ci sarà un apporto positivo di idee, lavoro e anche di aiuti economici, la scommessa potrà essere senz’altro vinta.

L’augurio è che il Mulino di Scodellino possa tornare ad essere presto visitabile e funzionante e che la bella area prospiciente possa iniziare ad ospitare scolaresche, famiglie e cittadini. Poi, che possa tornare ad avere la sua acqua, limpida e copiosa e non come oggi, scarsa, nera e puzzolente.

Infine sarebbe auspicabile che lo storico Mulino di Scodellino, uno dei più antichi della Regione, rimesso in piedi, potesse costituire un punto di interesse fra i tanti che l’asta del Canale di Mulini, dalla Diga Steccaia di Tebano al Reno, può offrire alla domanda turistica e culturale, se adeguatamente valorizzati e offerti con una visione di insieme. Spetterebbe alla Provincia o alle Associazioni dei comuni promuovere questa idea. Le Associazioni e i cittadini possono fare tanto per sollecitarli.