La neve del ’12

Castel Bolognese

La neve caduta copiosamente in questi giorni, entrerà negli annali della vulgata popolare. Sarà ricordata come le nevicate dell”85, del ’56, ma sopratutto, come il “nevone” del ’28.

Beh! Ce n’era bisogno. Adesso speriamo si sciolga lentamente in modo da rimpinguare le falde, ravvivare gli stagni e le “buche”, riempire gli invasi e, sopratutto, colmare Ridracoli. Anche se noi castellani la buona acqua di Ridracoli possiamo solo sognarcela.

Come su tutto, anche sulla neve l’opinione pubblica è in fibrillazione. Il ventaglio delle posizioni in campo è assai ampio. Gli strali, una volta indirizzati al “governo”, ora vengono rivolti al comune e non invidio certo chi deve assumere decisioni in breve tempo su situazioni così variabilmente dipendenti come quelle che dipendono dalle condizioni atmosferiche.

Certo, la neve provoca anche disagi, ma certamente nulla di irreparabile. E’ importante che chi deve assumere provvedimenti sappia sempre riferirsi a ciò che è giusto e non a chi grida più forte. Sotto questo aspetto ammiro il sindaco di Casola Valsenio che, unico del faentino, ha deciso di mantenere aperte le scuole, ricevendo per questo apprezzamenti dai suoi cittadini. Ha detto che non se lè sentita di chiudere un servizio dopo che, col suo efficiente piano neve, aveva reso praticabili tutte le strade. Bravo Nicola. Nella sua difficile presa di posizione deve certamente anche avere pensato che nulla e nessuno poteva risarcire i suoi ragazzi delle giornate di insegnamento che avrebbero perso. E che quel beneficio reso ai ragazzi, quello della garanzia del diritto allo studio, valeva bene la pena di qualche critica.

Avere chiuso le scuole è equivalso ad una sconfitta, anzi, ad una doppia sconfitta, perchè ha anche significato che il piano neve non ha funzionato. Altrimenti perchè chiudere le scuole?