Mostar, minareti e campanili
Mostar è una città della Bosnia-Erzegovina, simbolo delle atrocità compiute nel corso della guerra nella ex Yugoslavia. Rino Gennari, che l’ha recentemente visitata, ha approfondito la conoscenza della storia di quella città simbolo e ne ha descritto un interessante reportage, che pubblico con piacere, dividendolo in due parti.
La storia
Hajrudin si era recato a cinquanta chilometri da Mostar, dove si pose in ansiosa e trepidante attesa della notizia sull’esito dello smantellamento dell’impalcatura del ponte sulla Neretva, di cui era stato costruttore su incarico del sultano Solimano il Magnifico. Doveva costruire un ponte ad una sola arcata di dimensioni senza precedenti, pena la morte. Il ponte era fatto, dopo sette anni di lavoro tra il 1557 e il 1566. Mancava la dimostrazione che reggeva senza l’impalcatura. Nell’attesa, Hajrudin meditava sul suo futuro: se il ponte avesse retto, sarebbe stato considerato un grande della sua professione; diversamente sarebbe stato mandato a morte, probabilmente impalato. Il terrificante metodo dell’impalatura è descritto con precisione da Ivo Andric nel suo libro “Il ponte sulla Drina”, per il quale ha ottenuto il premio Nobel. Il giorno stesso della demolizione dell’impalcatura e della conseguente inaugurazione, un messaggero a cavallo gli recò la notizia del successo, con quali conseguenze sul suo stato d’animo, sui suoi pensieri e progetti che è facile immaginare.
Quel ponte sulla Neretva, nel corso dei secoli è poi divenuto un importante simbolo della creatività dell’uomo, della convivenza tra i popoli, del contributo dell’Islam al progresso e alla bellezza. Prosegui la lettura…























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