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Archivio per la categoria ‘Racconti’

Pericolo ciclisti

1 ottobre 2010 domenico Nessun commento

guida7[1]Multati a Castel Bolognese un gruppo di ragazzi che si allenavano in bici. Sono passati col rosso. Il fatto che la notizia abbia avuto un rilievo importante nella stampa locale, credo significhi che la campagna del Prefetto contro i ciclisti indisciplinati sta avendo successo.

Ma c’è ancora tanto da fare. Ad esempio: le bici che sfrecciano sotto i portici della via Emilia. Possono urtare le persone intente ad ammirare le vetrine e far loro male. Non va bene, meglio che stiano sulla via Emilia: potrebbero urtare un camion, che non avrebbe certo danni. E poi quei grupponi di ciclisti, su verso Tebano, con quelle buffe magliette di tutti i colori. Rallentano pericolosamente il traffico, è difficile sorpassarli. No, proprio non va.

E come la mettiamo con i fanali? e i catrarinfrangenti? Bisognerebbe controllare i freni e le gomme. E quanti campanelli mancano? Girano contro mano e qualche automobilista potrebbe farsi male. Non usano le piste ciclabili, sono parcheggiate ovunque e per fortuna che a volte qualcuno le sposta.

Un vero e proprio disastro. Una vera emergenza pubblica, queste bici.

Pecore

2 maggio 2010 domenico Nessun commento

La scultura di Biancini

La scultura di Biancini

Le pecore della rotonda di viale Roma sono fortunate: hanno sempre erba fresca da brucare.

I genitori

21 marzo 2010 domenico 1 commento

1990 - Il sentiero degli Alpini

1990 - Il sentiero degli Alpini

Dei miei genitori ho un ricordo abbastanza triste e il rimpianto di non avere dato loro quanto loro hanno dato a me. Forse perché sono venuti a mancare presto. Della mamma ho sempre colto il segno della sofferenza. Poche volte ho letto la gioia nel suo viso. Vivere da donna nelle famiglie contadine degli anni cinquanta e sessanta non era semplice. La donna reggeva la casa, ma nell’ambito delle direttive impartite, si direbbe oggi. Lavorare e tacere. I reggitori erano i nonni maschi, fino a quando decidevano loro; i figli e le nuore venivano a distanza. Questo creava una naturale conflittualità che si esplicava in modo geometricamente variabile. Di volta in volta, secondo l’argomento, si creavano alleanze diverse. Solitamente il confronto, a volte le discussioni, avvenivano la sera a tavola. In prevalenza parlavano i maschi, poche volte le donne, mai i bambini. In genere le discussioni riguardavano il lavoro nei campi, l’ansia per il futuro che volevano migliore, i pochi denari che non bastavano per migliorare la loro condizione di vita. A casa mia si avvertiva profondamente l’ingiustizia della mezzadria. Non solo per quello che si doveva dare al padrone: la metà del raccolto, capponi a Natale, conigli a Pasqua, uova e altro, ma per quel sentirsi sottomessi dalla protervia di questo individuo che spesso considerava i contadini persone di cui potere disporre a piacimento, fino alla cacciata. Gli uomini di casa, fra cui mio padre, partecipavano attivamente alle lotte dei mezzadri. C’era la lega e il capolega che portava le circolari e … la domenica l’Unità. Partecipavano a manifestazioni che quasi sempre si concludevano con i caroselli delle camionette e i manganelli della celere. Poi i comizi; piaceva Gian Carlo Pajetta, si parlava con deferenza di Palmiro Togliatti. Prosegui la lettura…

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L’avviamento al lavoro

9 marzo 2010 domenico Nessun commento

1986 - Pomagagnon, Punta Fiammes

1986 - Pomagagnon, Punta Fiames

Pensando alla scuola di oggi giorno, non c’è poi tanto da lamentarsi di quelle che ho frequentato io. La scuola di avviamento professionale, tre anni dopo le elementari, era, fino al  1965 , quella scuola che permetteva a chi aveva conseguito la licenza elementare di continuare gli studi, ottenendo una formazione verso il mondo del lavoro o per la successiva frequentazione delle scuole tecniche o professionali. Gli insegnamenti, e quindi anche le classi, erano diversificati fra maschi e femmine,  secondo la tradizionale suddivisione delle mansioni nella società tipica della prima metà del secolo scorso.

L’insegnamento era severo. Venivano richiesti assiduità e buon comportamento. A posteriori penso che gli insegnanti fossero bravi. Non regalavano nulla, il voto andava conquistato con la dedizione e lo studio. Spiegavano la lezione che poi a casa occorreva studiare perché il giorno dopo qualcuno sarebbe stato interrogato. Per tutti poi compiti in classe a ripetizione. Rammento tanto italiano: temi, poesie da imparare a memoria e da tradurre, riassunti e grammatica, molta grammatica. Parecchia aritmetica e matematica; la lingua francese, che mi è rimasta a tal punto da riuscire a farmi comprendere ancora oggi. Poi geografia e scienze naturali, ma anche musica e canto.

Forse però molti non sanno di alcune materie che ci venivano insegnate e di cui non sento più parlare. Come ad esempio la computisteria. Prosegui la lettura…

Le figure di un tempo

3 marzo 2010 domenico Nessun commento

1987 - Lucio lungo la ferrata Dibona

1987 - Lucio lungo la ferrata Dibona

Al tempo delle scuole elementari, a metà degli anni cinquanta, abitavo nella campagna di Lugo, lungo il canale dei Mulini. Eravamo una famiglia di contadini mezzadri, calati dalla collina in cerca di terre piane, quindi meno faticose e più produttive da lavorare. Essere mezzadri voleva dire lavorare cento, riscuotere cinquanta. Il resto era del proprietario del terreno. Quando il reggitore della famiglia chiese il cinquantadue, come stabiliva la legge, gli rispose: “non prema d’avè tirat l’ultma cartocia” (non prima di avere sparato l’ultima cartuccia).

La vita scorreva lenta. La mattina a scuola, il pomeriggio ad aiutare nei campi. Per la strada passavano poche persone. Alcune destavano la mia curiosità.

Il tartufaio con il suo cane seduto su di un pezzo di legno posto sul cannone della bicicletta e la caratteristica vanghetta a tracolla. Visitava tutte le querce. Appariva ai miei occhi come una figure misteriosa, silenziosa, un poco bugiarda nel tentativo di non lasciare traccia del raccolto.

Il bevitore, col suo caratteristico bicchiere rosso smaltato appeso al manubrio della bicicletta. Prosegui la lettura…

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La scuola che ho fatto

21 febbraio 2010 domenico Nessun commento

1991 - Lucio sulla Tomaselli

1991 - Lucio sulla Tomaselli

Spesso mi capita di parlare con due ragazzi che hanno fatto le scuole alte. Un ingegnere e un architetto. Resto affascinato dalla padronanza e competenza con cui trattano le materie proprie del lavoro che svolgono. Ma anche dalla padronanza che dimostrano rispetto i fatti della vita. Merito soprattutto della scuola che hanno potuto frequentare e in piccola parte, credo, anche dal contesto in cui sono vissuti. Beati loro che hanno potuto studiare, avendo liberamente scelto, confortati dai genitori, la scuola da frequentare. Nel loro caso il liceo. Ascoltandoli, ricordo il mio rapporto con la scuola.

Figlio di contadini di collina, ho iniziato dalle aste. La mia lingua di partenza è stata il dialetto. Essere figlio di contadini e non conoscere l’italiano mi ha subito posto in una condizione di inferiorità percepita e sofferta. Alle elementari purtuttavia me la sono cavata bene. Un profitto da fascia medio alta, subito dopo i primi. A quei tempi, alla fine degli anni cinquanta, dopo le elementari, esistevano due indirizzi: la scuola media e l’avviamento professionale. La media, per mezzo dell’insegnamento del latino, era il viatico per la continuazione degli studi verso i livelli più elevati, mentre l’avviamento professionale ti indirizzava verso il mondo del lavoro industriale o commerciale. La scelta era non libera e consapevole da parte dell’alunno e della famiglia. Era decisa dalla scuola. Nella maggioranza dei casi si trattava di una scelta classista. E io, figlio di contadini, nonostante un buon profitto, naturalmente fui indirizzato verso l’avviamento professionale. In quel preciso momento, con quella modalità, fu deciso il mio destino. Prosegui la lettura…

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Ho avuto un’idea

20 febbraio 2010 domenico Nessun commento

Da domani pubblicherò una serie di articoli settimanali, penso ogni domenica, che raccontano situazioni personalmente vissute, accadute nella seconda metà del secolo scorso. Saranno catalogati nella categoria Raccolta. Lo scopo principale è quello, data la mia età, di tenere ben allenata la memoria. Mi è stato detto che uno dei modi per farlo è spremerla, cercando di ricordare il passato. Secondariamente però vorrei aiutare i giovani (spero che qualcuno, almeno due, mi leggano) a capire attraverso il racconto di testimonianze dirette, gli enormi cambiamenti avvenuti nella politica, nel sindacato, nella famiglia, nella società, da quegli anni ad oggi. Tenterò di raccontare semplicemente, cose semplici. Spero tanto semplici da destare un poco di curiosità.

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Buon Natale

25 dicembre 2009 domenico Nessun commento

L’altra sera una persona che stimo, con la quale ho collaborato proficuamente nei miei cinque anni da assessore, mi ha presentato così ad un collega: ecco il grande ex assessore del mistero. Mi chiedo ancora cosa avrà voluto dire con la parola mistero. Buon Natale a tutti.

Soli…tudine

29 ottobre 2009 domenico Nessun commento

Guardando dalla finestra di casa spesso ho notato passare una copia di nonni. Silenziosi ma beati, uno fianco l’altro. Un pò di tempo dopo li ho rivisti, lei davanti lui qualche metro dietro. Mi sono chiesto come mai; ai loro tempi era lui che camminava davanti e lei seguiva. Li ho rivisti, lei davanti, lui dieci metri indietro. Ho pensato avessero litigato. Oggi ho rivisto lei, dietro… nessuno.

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Superbanana

6 settembre 2009 domenico Nessun commento

Giornalista a direttore: “Posso scrivere che Superbanana è basso?“. “Non fare l’eroe, scrivi che non è altissimo“. (Grazie Altan)

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